martedì 5 giugno 2012


ìndice (2012)

gridano alle macchine la loro devozione, poi si danno
forza e foga per motivi di deissi: prendono le parti
indirizzate e poi colpevoli, contratte a generarsi
una sull'altra. la voce che sentono è la tua, costretta
a uscire dai ranghi del muro occidentale, dito che scatta
sul serramento, stando fuori dai legami. sarà tutto domani
e poi, se non risulta, se indicato a mani aperte, confermate.
se tocchi questo muro, se ti tocca di varcarlo tolta l'acqua
nera dalle fenditure sarai parte violenta e presa dentro
o sotto il nervo, base sacrale prima, poi sacra, sternale
di una cosa riparata. un giorno guardi e vedi e guardi
ancora e il giorno appare rivoltato dalla linea infetta
che si muove, che segue la propria veglia in fitte,
arrampicate che sorvolano gli estremi, i varchi sfigurati
nella rete. un giorno guardi e vedi e il giorno si ricorda
della propria lussazione, della luce sotto o dentro
questa curva che diventa il gomito, un bene che si spezza
o che si spezzi e trovi forza per mostrarsi dall'interno,
a tocchi e brani estratti dai fossati, stecchi, mancanze
della voce poi nei sacchi aperti che raccolgono quei resti,
rimasti che saranno frange, poi distratti da altre arcate
in cui rimane questa lingua che si stacca, poi parlata,
dopo, se c'è un dopo, o andata, per davvero, altrove.


questioni laterali (2009)


prende l'aria di un cantabile _ vergine, poi vertigine _ di un giorno che non è casualità o reazione _ che si presenta ritirato, poi ritratto _ sta in piedi al livello del ventre _ componibile per come si è voluto _ approfitta di uno skyline immaginario _ collaudato ed acrobatico, malgrado il vuoto _ una frazione inconscia del proprio spostamento _ il musicista nel sintagma _ e sentirsi sbalzare nel muro che si toglie _ esploso l'intorno _ con lo specchietto rivolto ai denti _ una questione laterale e isterica _ netta nella percezione del corpo _ uno sbalzo e via _ frammentandosi nel tempo apposto sullo schermo principale _ la colonna vertebrale che si scarica _ la pretesa elettrica di ricomporsi _ tutto identico _ vi distingui la scimmia dall'uomo _ a mezz'aria sul volante _ sarà qui l'anello che manca _ spaccandosi ancora _ imposto al guard rail _ l'aria che si vetrifica perché non c'è domani _ che si verifica _ sarà l'accettazione dell'impatto _ lo scarto eventuale protesi al parabrezza _ la perdita del suolo che darà lo stesso suono _ sosta che mi lasci in questo giorno _ pregandomi all'indietro _ intorno

lunedì 4 giugno 2012


sequenze arbitrarie

v. che non rimanga. v. che non rimanga nessuna. v. che nessuna delle volte mi si dica. v. che non mi si dica di girarmi. v. che nessuna delle voglie. vedo, so guardarmi intorno abbastanza per capire che non è semplice. v. che non ci sia alcuna volta al di fuori di quella in cui dirò basta. v. che si possano manipolare gli oggetti fino a cambiarne la forma. v. usare un pettine, lo spazzolino da denti, un fiammifero, una spilla, muovendoli per scarti bassi, poi in alto, di lato. v. che nulla del mio caso risulti inverificato. v. che il mio caso non sia solo un caso ma si inizi a pensare anche a cose del tipo: come sta? questa mattina ce la fa, ad alzarsi? v. che risulti più semplice accorgersi di tutto, non solo di questo. v. che la parola voglio risulti censurata, appesa a un punto. v. che la parola voglio che è un'erba e che non cresce nel giardino di r, t, m, v, g, g. v. che loro non lo sappiano soltanto guardandomi il volto. v. che sembri facile capire l'espressione. v. che l'espressione non abbia mai più a che fare con la parola scritta, ma soltanto con i volti, le mimiche e le rotazioni degli occhi. v. che il resto prenda un moto percussivo, centrifugo, si allontani infranto da quest'ordine. v. che le abrasioni sui gomiti spariscano. v. che le abrasioni significhino altro, si allontanino dalle sequenze di azioni e di cose imposte da un'allergia o una sindrome nervosa. v. che le accelerazioni delle macchine si sviluppino tutte nei primi venti centimetri di corsa, per poi svanire e lasciare il guidatore, gli occupanti sconvolti, finalmente resi ridicoli, ma scagionati. v. che si verifichino l'inserimento e la rimozione del pensiero nello spazio di una decina di secondi, nel tempo di uscita da un abitacolo in fiamme. v. accendere una candela, confezionare un pacco. v. manifestarti il mio disappunto con un gesto intransitivo, senza l'uso di oggetti, ordini o imitazioni. v. fare un segno che assomigli a quello della croce senza attirarmi il laico che benpensa o il religioso che malpensa o il medio che mediopensa e che ricambia con l'unico dito che riesce a usare. v. che i gesti militari e fascisti siano fuori dal mio campo visivo. v. che i militari e i fascisti stiano per sempre al di fuori del mio campo visivo. v. che v. e non p. v. dire addio, stirare, piantare un chiodo, scavare, incrociare le dita, formare un numero col movimento delle mani le mani. v. eseguire sequenze arbitrarie. v. eseguire gesti di contrasto con il corpo indebolito, gancio e montante. v. che possa essere la scrittura a determinare l'umore. no, non è vero, non lo v. v. che qualcuno prenda, faccia un dettato, disegni qualcosa di spontaneo con una forma triangolare, nella sabbia. v. che si parli di rami per creare ponti, sale d'attesa. v. non risultare troppo ridicolo. v. riprodurre una sequenza che solo così posso tenere a mente: linea, punto, curva, quadrato, spezzata, curva, linea, spezzata, abisso. v. che non esistano mai più foto in cui ci sono. v. che non esistano mai più foto in cui ci sia il mio nome, dietro la foto o apposto fra le linee del volto. v., se questo si può volere, se si può volere che qualcosa non esista.

sabato 2 giugno 2012


se esposto (2012)


mentre sai cosa vuol dire quel rispetto del rovescio che si allunga
e tira nelle maglie degli accadimenti e ventri esposti come esposte
rimarranno le tue ossa rotte in peggio e se lo sai somiglia
all’ombra che si staglia di continuo nelle cose imposte o viste
controluce e nel lavoro dentro al tratto aperto ed indeciso
che ritieni necessario e che si scopre nella carne infinitesima
nel taglio aperto sopra punti di contatto e superfici di una pelle
che non sarà perfetta come pensi possa andare dentro all’opera
di questa tua coscienza fatta e stesa a brani in sincronia col battito
ripreso dentro al solco di ogni treno e ripensato in collisioni date
e ricevute in ogni fibra per quanto dura e che non dura a lungo
mentre sai che prima o poi devi provare rilanciando l’attimo
e l’aspetto di un esistere che non consiste solo del periodo
ora attivato dentro all’arco del tuo tempo che riprende
a spalancare i propri rami nella scocca morta dell’evento
testa che ora esiste al centro del bersaglio mentre anello dopo
anello incocchi e impari che la percezione non consiste nella bocca
mentre esala il suo momento non consiste nello spazio inospitale
di chi ascolta e ora è freddo ora straniero e poi riteso assorto
a farsi attraversare nel bel mezzo dello smarrimento confondendo
un senso che non sempre accusa i propri accenti mentre trova
la sua intensa e densa fine nell’orecchio che non sa fare altro
che annidarsi dentro al dramma dello spazio interstiziale
e del presente che ora è calma e dopo ammiri e poi riguardi
atteso come vibrazione che non vuole dare o avere per scrupoli
e intenzioni salti dentro storie assurde e riprovate come oggetti
da chiunque reinventate per il mezzo che distingue e questo
accade dopo molto e dopo molto sai che non sarà la soluzione
che può venire ancora mai se proprio mai saremo così vivi
e così non arrivati al ciglio dell'introversione delle ossa ritirate
e non ridotte nella loro sede che ricorda ciò che era e adesso
sarà esposto al giacimento alla sua prima concezione della luce


d.b. finalista al premio Montano 2012 - qui gli esiti


http://www.anteremedizioni.it/esiti_della_26_edizione

giovedì 31 maggio 2012


centotrenta


0. dovrebbe andare da uno specialista, da uno bravo.

1. è la stessa frase, non sa di chi, ci pensa. sembra quasi che sua moglie e il medico siano d’accordo.

1. sembra quasi che sua moglie e il medico, da come si guardano.

1. tutti e due dicono che, con il mal di schiena, fare una lastra non sempre serve per davvero. per negligenza o per compiacenza al dottore, per senso comune, il passo precedente alla censura.

1. nelle dinamiche di coppia pare sia lo stesso. con qualche esame in più potrebbe verificare se lo spazio fra le vertebre si sviluppa seguendo l’estendersi dei giorni o delle notti. se il midollo si sfilaccia come i matrimoni che non vanno bene, per torsioni, tiri alla fune e lussazioni.

1. dagli esami fatti finora pare che il divario sia lo stesso che intercorre fra il suo corpo e quello di sua moglie, nel matrimoniale, nel sonno come nella veglia che lo precede, o nel momento stesso del risveglio.

1. il materasso si incurva nel centro per la distanza fra i due coniugi.

2. sa già che il suo medico non gli consiglierebbe mai la terapia di coppia, nemmeno un antidolorifico per la pena che gli fa: gli direbbe di aspettare.
sa già che il suo medico non sarebbe in grado di consigliargli nulla, e a quel punto, dopo mesi e mesi di infruttuosa attesa in linea, andrebbe a constatare l’esistenza di un problema maggiore.

3. dicono che il mal di schiena a volte è controproducente, o almeno non sempre. ma che non ne valga davvero la pena. il suo caso non porta segni di complicazioni. il medico pensa che sia del tutto normale. che una cosa del genere accada più o meno a tutti è sicuro.

5. lo  specialista, quello bravo, rimane sempre negli ammonimenti, nella cartella clinica.

8. al risveglio pensa a questo, forse un po' per il collo dolorante o per la spossatezza o per il braccio destro e il suo eludere il controllo del corpo. è un qualcosa che lo accompagna nei primi centotrenta secondi del mattino, contati uno per uno, un giorno dopo l'altro all'inizio, poi basta, mandati a memoria e richiamati a mente dagli scatti irriflessi degli arti.

8. mandati a mente più volte, ricordando i più particolari.

8. nel corso della notte si sorprende più volte, nei rari momenti di veglia, in posizioni sempre differenti. quando si tratta di alzarsi, però, ritrova se stesso al punto di interruzione della veglia, quando i sintomi del corpo che riprende conoscenza sono dominati dalla dispnea.

8. la riduzione del respiro, una postura raggomitolata, quasi fetale, il corpo rannicchiato in una porzione infinitesima di spazio, e di nuovo questa dispnea che si rende sensibile, restringendo lo spazio di estensione del corpo, così minimo anche in un letto a due piazze come il suo.

13. succede a tutti ogni tanto, gli ha detto il medico. certo, non così di frequente, non con l'esatta ripetizione dei sintomi. pensa, o almeno ha iniziato a pensare, che sia normale, che succeda a tutti e allora perché no, perché non dovrebbe esserlo anche per lui.
prende lentamente il braccio e lo muove verso l’alto: dal gomito avverte la pressione delle dita, mentre il formicolìo spinge la mano a un tentativo di rianimazione. lo lascia andare e questo ricade sul letto, con un rumore secco, un movimento di rimbalzo.

21. l'assenza di riflessi, l'indifferenza del gesto lo fanno sembrare esattamente un morto. la cosa lo lascia perplesso, mentre scorrono in mente le precauzioni che più e più volte ha creduto bene di non dover osservare.

21. non lo faccia, le avevo già detto di non farlo, potrebbe farsi del male da solo, senza accorgersene.

21. il suo medico non gli consiglierebbe mai di farsi curare.

34. pensa a cosa fare. come fare se trovarsi nell'ultimo mese dell'anno vuol dire soltanto l'apparire del giorno in una guaina di luce, o meglio nello spazio circoscritto, centripeta del mal di testa.
come fare se le prime immagini impresse dalla retina sono quelle delle tende arruffate, le volte piatte, a spigoli, i muri sfatti, i soffitti che per qualche minuto tornano bordi di strade trafficate, la pulsazione esterna delle nuvole a banchi, la sterilità delle pareti.

34. le palme delle mani. il cranio come un alone di sporco e di fastidio.

55. un odore che prende alla testa, che sale negli spazi assieme alla biancheria.

55. la netta sensazione di non essersi ancora lavati.

55. come fare se la casa, alla mattina, somiglia ad un assedio, muove il ritorno alla coscienza per soprassalti, simula il disagio di una rasatura scomoda agli angoli della bocca, riceve in maniera distratta ed esclusiva l'identica noia personale del giorno precedente.

55. si alza e sa che dal lato sinistro troverà le scarpe, da quello destro il telefono appoggiato sul lato destro della testata, sulla mensola, in alto. è un bene.

89. il fiato rimane corto, riempie il mattino di angoli mentre svolta e svolta nelle percorrenze che lo faranno arrivare incolume in stazione.

89. pensa che il fiato corto rende attentamente le geometrie del giorno, da quelle immobili a quelle personali: forme miste, temprate dalle docce, i nuclei terrosi e incandescenti a lato delle banchine, i pendolari vicino alla fontanella davanti alla stazione.

89. la doccia che diventa un loculo d'acqua, quotidiano come il quotidiano, che non esiste, e che eppure siede alla destra del padre, umano come noi da qui alle proprie divergenze.

89. oggi è un terminale: ogni stanza, ogni stazione, sala operatoria: chi viaggia, chi sale sul primo treno disponibile.

89. tutto sarà sempre una presenza anestetica al proprio compimento ultimativo, una catena di montaggio vertebrata al dolore sordo del silenzio.

89. può alzare il velo.

mercoledì 30 maggio 2012


caution, second attempt (2012)


(nel limite del possibile _ sapere che tutte le domande rimarranno aperte _ non concluse _ ritarderanno il proprio impulso alla risposta _ rilanceranno se stesse nel campo aperto del probabile _ consideriamo il tempo ottimale per la sparizione dei corpi _ nel limite del possibile _ sappiamo che si allontaneranno troppo dal bersaglio _ che non arriveranno mai a colpirlo _ non mirando _ i pazienti avranno segni di squilibrio _ i colpi subiti creeranno aperture nel senso _ bruceranno in direzione degli occhi _ in varchi non rappresentabili _ intaccheranno il centro di ogni apprendimento _ sanno che _ nel limite del possibile _ gli attacchi li costringeranno a retrocedere _ essi svilupperanno una ferita all'altezza della fronte _ non crediamo che funzioni immediatamente _ o che esista un terzo occhio _ ma rimuoviamo l'obbligo esistente di documentare il nostro operato _ nel limite del possibile _ sappiamo con certezza che non esiste un'altra percezione del reale _ ad esempio nella frase: "lei mi strinse la mano e disse che mi avrebbe portato via" _ quando io dico "lei" _ cos'è? _ si tratta di un modo per levarsi dal dolore _ ripristinare integrità di terapia _ la creazione di un soggetto autonomo _ nel limite del possibile _ farsi domande è come sovrapporre una membrana _ il bersaglio è come posso concepire l'altro e il fallimento _ nei limiti del possibile _ sappiamo che occorre resistere _ fino a che non succeda il peggio _ una fuoriuscita di liquido dalla ferita centrale _ ristabilita nel mezzo della fronte _ nei limiti del possibile ci tocca sopportare _ ci tocca reggere tutto ciò che prende fuoco _ sapere che troppe cose virano verso la propria combustione _ troppe tentano di ristabilirsi _ non resistendo ad alcuna crescita _ così si creano altri soggetti _ si sdoppiano le immagini di lei _ del "lei" che promuove i nervi e la ferita _ mentre troppe cose cambiano colore e forma nel varco steso fra le rughe _ la tecnica di rimozione è semplice e facile da eseguire _ si prende una mano e la si stringe _ dopo ci si accosta _ le cicatrici offriranno uno sguardo precedente _ si pensa a questo "lei" che non esiste _ che non è soltanto percezione ma ferita _ rigenera la propria forma _ una membrana si stabilirà col mondo _ potrebbe eliminare anche l'esigenza nell'esistere _ "lei" dovrebbe non verificarsi più se non in uno dei molteplici effetti collaterali di cui è causa _ penetrando sottopelle _ raggiungendo il grado di sopportazione già acquisito nel tempo _ sarà vicina alla propria dose letale _ è lecito chiedersi se il successo delle terapie derivi dal tempo di esposizione _ o dalla gravità della malattia _ dalle violenze che la cura da questo "lei" promana _ non siamo sicuri che il metodo funzioni _ non possiamo accorgerci dei primi segni di ulcerazione _ la ferita sulla fronte sparirà ma rimarrà all'interno _ tarderà a manifestarsi nuovamente _ fallito il trattamento convenzionale _ (come nel caso delle nostre cavie) _ troppe cose vireranno verso la combustione _ dalle teste in fiamme si ricostruirà la superficie di quell'occhio _ creando varchi più grandi _ da morti solo meno casuali _ dobbiamo verificare _ provare che lo studio del bersaglio prescinde dalle nostre operazioni _ che non c'è "lei" e non può essere _ non può esistere ancora _ prima deve rispondere a tutte le domande ancora aperte _ e noi con lei _ nei limiti del possibile _ capire il tempo ottimale _ in cui fermarla _ per prendere la mira)