mercoledì 27 giugno 2012


d.b. e m.m. : radiografia e radiocomando (2009)

la macchinina, non il volume
dell'ora in cui si chiudono gli scuri
apre i fari a un rilancio, un cortile 
- un credo, quasi a svanire, dalla scocca -
ai metri un pistone, un barometro, la cerniera
di nebbia celebrativa, il grilletto, e sia
lo sterzo a centrifuga, sfasciato, le leghe scagliate
e scisse alla stretta delle luci, la torsione di un muro
- se l'allarme è domani, viola di sirene -
quindi i cancelli piegano un nome, un cilindro e ancora
trovo che l'oltre sia telaio e taglio di lamiera
e una valvola dove entrano a taniche, a iniezioni
per chi ne ha cura, in dosi e soglie approssimate, le frizioni 
occluse fino alle maniche, alla curva magra del lunotto.
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(a riprenderla ora mi viene da aggiungere, come glossa:
se la vita è sventura, 
perché da noi si dura? 
intatto lunotto, tale  
è lo stato mortale 
ma tu mortal non sei,
e forse del mio dir poco ti cale)  

sabato 16 giugno 2012


dai modi ai mondi (iv)


dire le cose passando dai modi ai mondi manipolati
per mezzo delle mani o poi risolti per scarichi e sprechi
di coscienza e di riserve affidamenti posti in essere
o magari percorsi fuori dalla campagna e dal presente
in valori attesi o scontri nell'acqua che può battezzare
e riportarti al tuo stesso principio di esistenza parlando
di gente amata fino ai denti e i denti rivoltati ad aggirarsi
per sorrisi e mutazioni costanti scelta di ferite movimenti
dall'esterno delle convenzioni di chi si convince e provoca
il proprio danno imposto a chi non può trovarsi dentro
un inizio che è nuovo e che somiglia al moto primo
di un gesto nel proprio di un evento defluito e scomparso
negli stacchi di pellicola incollata nell'assenza dalle foto
rimanendo impermeabile ai trascorsi che non sono
e se non durano il discorso è solo colpa di una cosa
che si emenda che prova a dire dove sta il deserto
o il proprio affanno nello stato o negli stati di coscienza
interpolati dagli sguardi e occhi lontani adesso in casti
e rigidi sistemi per gli scoli sulle coste materiali e incrinate
dei fianchi o i litorali dove non si approda e occhi
giusti per portarti via da te stesso nell'argomento che resta
quello centrale e decentrato dell'esistere soltanto non
nel tono e non nel caso che ti accosta all'algoritmo
di una pulsazione ma a un altro che esiste come stigma
resiste come stigmate di quello che fluisce e scorre
inalterato nei costoni se saperlo vuol dire affacciarsi 
e rendersi ridicoli nelle parole se saperlo implica
il ricorrere a qualcosa che sarà buono e non dimenticato
questo sarà volersi sapendo finalmente il giorno e l'ora


m.m. vincitore della sezione "prosa inedita" al Premio Montano 2012 - qui gli esiti


http://www.anteremedizioni.it/xxvi_edizione_2012_esiti_una_prosa_inedita

venerdì 15 giugno 2012


file I.I

(il testo, come la scheda, è unità di memorizzazione / di massa (variabile). è madre).
i pacchetti dati sono più di mille, sono carinissimi. i pacchetti dati sono i grandi (e i molti: più di mille) protagonisti di questa storia. allo stesso modo, gli assoluti. li scopri facilmente: basta scostare il menu a tendina. quel tanto. ecco che li trovi, intenti nelle loro attività di pacchetti dati. hanno delle forme: quadrato, triangolo, cerchio, stella, t-rex, volvo, special black, fluo. possono essere acquisiti. esistono siti appositi. destinati. o affidati al case. i pacchetti dati hanno dei colori: no, alti: poco, occhi: neanche, numero: tanti (più di mille) o più di tanti (tanti più di mille), scarpe: paio.
assumono alcune caratteristiche. e altre ancora. i pacchetti dati sono iridescenti: sì. fanno molta scena. l'azoto liquido elabora il gelo. una ventola, da dietro la griglia, posticipa l'aria. qualcosa che acceca. qualcos'altro.


analisi I, compito a casa


- come dire: questo lo vuoi? ti basta se semplifichi?

- mettere un numero via l'altro, mettere eventi, cose, restarci dentro, volendolo, facendo cenni, facce, alzando le sopracciglia?

- sedersi in un posto, dirsi che è bello perché poi lo è davvero, dire quello che si vede mentre questo prende a sembrare, diventa vero?

- (lo devi? il fare punti poi rovina una sequenza?)

- [restare dentro dove? c'è qualcosa che resiste al solo fatto di succedere, se succede?

- non il posto, ma qualcuno intorno potrebbe sedersi davanti o di lato rispetto a te, progettando eventi composti, compositi, ci sei anche tu?

- perché se lo vuoi è debole? come fai a significare?

- (qualcosa di tutto questo può sembrarti come nuovo? o soltanto lo è perché non è mai stato prima, e ti fa bene per come ti trasfigura, se rimani sfigurato, se il viso rimane lo stesso?)

- sarà il caso di fare di tutto un problema quando si capisce quanto ci vuole a lasciarlo lì, a rimanere nelle cose non concluse, coincidenti, che si incrociano?

- dovrai sfilarti da questa precarietà? o è questo che ti convince a rimanere vicino, nel vivo, vivo?

- (si può vivere, nel vivo? o ci vuole che il vivo sia diverso?)

- e se resti quello che succede sopravvive a ciò che è stato fatto, che rimane?]

- se sorrido cosa succede? come cambia quello che è già cambiato?

- ti viene facile? ti stai esercitando? che vuoi fare adesso?

- (passare dove? quando? dentro? poco distante? poi? qui?)

- posso entrare così? mi farai spazio?