mercoledì 26 marzo 2014


daniele bellomi - discharge - black rain (v)


il secondo imbraccia la catena, guarda
la replica dei nuclei nella malattia
che osserva ricadere dalla zona sottovento,
dentro ai varchi del cemento
armato. è lì che monta il suo motore
elettrico: una somma di parti uguali
che non si incepperanno.
     raccoglie da terra
l’astina rotta degli occhiali, osserva
ancora l’acciaio esposto dietro al tono
canna di fucile del modello: una linea
irrituale può testimoniare ciò che è andato  
e ciò che è andato storto. si accorge di passare
da agente provocatore a fatto provocato,
avvia il congegno, discute di meccaniche,
peccati
            “il colpo alla sicura resta
il colpo più sicuro”, pensa, “per come porta
lo stato nuovamente all’essere, al varco
di frontiera”: non serve inarcare la schiena
se la conta tragica si estende dal gesto
compiuto nelle braccia del potere.
l’acustica si estende nei milioni, spiega
la norma della frana, la rima con “strage”,
la iattura, il mondo conquassato,
inerme
(l’opera “ietta la croce”
per sguardo di croce, a rimirarti)

*

lunedì 24 febbraio 2014


daniele bellomi - underwearing syndrome (2011)


prima denervati, quando aboliremo il riflesso _ prima, rimasto ancora terapeuticamente _ rimane ancora il problema _ lo stato di conservazione alterno _ stante che rimane _ aiuta a capire la gestione alterna dei sintomi _ la terapia rimane ancora terapeuticamente incerta _ si soffre molto, terapeuticamente parlando _ conserva _ rimane il protocollo per dire che:

1. il bisturi, per alcuni di essi, non funziona nemmeno
2. nemmeno la gestione efficace dei sintomi si dispone
3. tutto è predisposto a farti perdere
4. perdere la vista sarà facile
5. facilmente (terapeuticamente) si arma di cesoie
6. cessare il fuoco, arrabbiarsi dei diritti violati
7. vedere che le cose dette vanno avanti, esogene
8. vanno e non ritornano, e gli influssi, le malattie
9. le ustioni corneali, le radiazioni (terapeuticamente
10. parlando, termini indispensabili alla chirurgia 
11. oculare). l'abuso della neurochirurgia
12. potrebbe portare a questa condizione




a) qualcosa da dire?

indossa giacca e pantaloni, fa il nodo alla cravatta. non stanno bene, non proprio. aspetta che l'illusione del vestiario si allarghi, diventi frattale, porti via la struttura dell'osceno, la vessazione del bello, della messa in scena più umana e quotidiana.



b) sembra semplice. il problema in verticale è:

1. rimane ancora come terapeuticamente, o meglio, denerva,
2. rimane ancora come problema, abolito il riflesso,
3. nonostante stati di conservazione alterni, il problema
4. stante, che rimane, aiuta a capire una gestione 
5. alterna dei sintomi evitati: la terapia, abolito il riflesso
6. rimane ancora terapeuticamente incerta:
7. si soffre molto, conservando



c) per alcuni di essi vedi di arrabbiarti. per alcuni di essi c'è qualcosa che viene in precedenza.


rimane il protocollo per dire che _ il bisturi, per alcuni di essi, non funziona _ il bisturi, e nemmeno
la gestione efficace dei sintomi _ quel bisturi in particolare era disposto a farti perdere la vista _ si arma di un paio di cesoie _ e vedi di arrabbiarti con il bisturi sui diritti violati _ e vedi che le cose dette vanno avanti _ tagliano una volta sola vanno e non ritornano _ e le influenze, le malattie
di cui non sappiamo ancora niente _ meno ancora ne sa il bisturi dopo la sezione _ le ustioni corneali _ le radiazioni _ l'iniezione che, per la chirurgia oculare o neurochirurgia _ potrebbe portarti a questa condizione



c) va sul luogo della strage. va sul luogo della strage. se lo ripete per una ventina di volte, per qualche mese, camminando mentre fuori c'è il silenzio.



c) mi faccio un'autodiagnosi. cerco online la parola "limbare", vedo che non ha nulla a che vedere con il limbo e con i giochi squallidi anni novanta. non sarà mica qualcosa di grave? mi hanno consigliato una visita:
1. psicologica,
2. patologica,
3. psicologica. questa è una di quelle condizioni neurotrofiche
che rimane ancora terapeuticamente, il problema causato da ulcere corneali, precisamente:
1. risultanti dall'interruzione del sensore corneale
2. il nervo afferente e quello che ne consegue,
3. la terapia del dolore
4. il bisturi
5. infine un nervo itinerante,  posizionato sulla branchie, dove inizia la fioritura, il contagio.



c) mi viene da dire qualcosa. non è troppo difficile.
si tratta di aprire, creare una sezione.

venerdì 21 febbraio 2014


daniele bellomi - discharge (iv) (medulla)


chiedersi circa le maree, gli orbitali, 
il proiettile ritratto in varie angolazioni, 
il flusso di scavo aperto sul cambio di visione, 
circa le occhiaie, la scalata dal fondo 
nero, la sagoma erosa nell’insenatura, la resina 
estesa per via circolare, la sezione di corteccia 
aperta lungo i bordi, tornata al punto 
di contatto agli occhi; adesso oppure dopo, 
se accade. il resto fa a gara con altro,
è zona presa e campionata, resa contorno: 
un’omissione lucida e precaria, un punto 
cruciale che risente, muove dalla voce, 
diserta la fibra transitoria; circa l’alga, 
la curvatura del peso, l’arto mancante. 
punta il dito, proclama l’ordine del fuoco: 
la cellula continua il proprio intreccio, il fatto 
linguale, l’indice rimasto illeso in mormorio 
etereo, inerte. la radura scelta per riunirsi 
rimane ancora senza protezione.

martedì 11 febbraio 2014


daniele bellomi - discharge (iii)



    il primo nemico blàtera, notte
e giorno, parla di ciò che si ricorda
della notte prima, passata, ricorda
il nastro, la linea elettrica sopra la testa,
la persistenza della lesione, le superfici 
oculari trasparenti che attraversa, 
l'esporsi al fuoco dove scarica, tiene testa. 
di giorno ride, si rigenera: nel mare 
non si tiene niente, dice, lì fluisce,
scarica solo l'arma nel poligono, si espone 
al proprio stato equivalente, al serbatoio
che segna l'ultima tacca, rimasto
per esplodere, alterare i geni. pensa 
che deve pure iniziare a scorrere
nella luce come fiume, o polimero. 
nel ventre della canna ripara, ci pensa
la semi-automatica, dice, decide 
per la soluzione, si determina:
dentro la bocca contatta
il cranio, si mette in lista d'attesa,
gli chiede se rimane
    
                           (l’opera si affila sempre
per quanto vale, per quanto se ne vada)




*

venerdì 7 febbraio 2014


daniele bellomi - discharge (ii) (diffuse, matter)


la presa si oppone rivoltata, spareggia
l’uso, l’allungo delle cinque dita: lo stesso danno
è separato dalla scoria, per sempre, aggancia
l’obbiettivo fuori rampa, l’ordine dei frutti,
il moto improprio
di due stelle a pari, a fare il paio,
quando impatta è solco,
guida infrarossa, radianza costante, ordine
che investe il sedimento, gli arti, il canale impartito,
il sovrasto dei flussi, l’intercezione
misurata in metri quadri, l’entrata
chiesta in quella stanza e decaduta nell’estendersi
dei giorni: qualcuno per qualche parte,
qualcosa, per niente, è fatto risplendere,
annichilato in massa critica e distanza,
nel corpo a corpo con la via marina, preso
e scordato poi all’accesso della danza, messo 
al paio: l’uno che non vede l’altro
e l’altro che dimentica, rimane lì per stare,
persistere nel movimento effuso dalle mani,
nella genetica soffiata via
da questo ammasso irrimediabile.
stati a pari, quindi, di una materia diffusa
e conservata: nessuno mai conduce batterie,
cortine batteriche, balistiche
terminali, pronte a riconoscersi nell’addizione
esterna dei parti, non-prati
e poi disastri, residuati volatili dei giorni:
qualcuno da qualche parte, qualcosa, per niente,
sotto una pioggia più pesante,
sta per stare, persistere nella dimora
del contagio: la testa vede l’acqua, l’urto
in sezione, l’interludio: il resto è il detrito,
la rovina è disattesa, instabile.

venerdì 17 gennaio 2014


daniele bellomi - discharge (i)



this is my rifle.
there are many like it,
but this one is mine.
my rifle is my best friend.
it is my life.
I must master it
as I must master my life.
without me,
my rifle is useless.
without my rifle,
I am useless.


*


aziona da solo la sicura: la sola vista
digrada in strade opposte e poi infrequenti;
nel passo conduce dal cerchio al centro,
degrada antica per coscienza dal centro
al cerchio che rimane bene in vista,
rimane e rimarrà se resta
alla memoria, a fare cerimonie: al secondo
si apre in estensione al piede
che decelera, decentra,
rimuove la polvere da sparo mentre segue
il foro dentro al cerchio mobile, secondo
ciò che, per lo sparo stesso, lo dimostra


dopo la festa li dividono in tre gruppi,
tra zolle morte, marcescenti: tre primati
di coscienza infratta se omertosa,
riuniti appena all’attimo d’accordo,
fluttuati e inconsapevoli, stati
liquidi donati all’elettrone,
esatti: tre primati, tre specie
a coppie fisse per sviluppi
privati e riprovevoli,
cerebrali e incarchi,
liminari

            (l’opera quadrata s’infossa;
per esserlo piangendo, con fuoco)


*

domenica 22 dicembre 2013


m.m. - 卐MAS MACHT FREI


natale che vigi in me come una legge morale
festività vs festa
divano vs divertimento
nonna vs mondo
io mi comunico di te come della tristezza
sei il mio eroe quando spazzi via 
gli aperitivi dalla faccia del pianeta 
e mi prende una gratitudine
che non ha a che fare col desiderio
ma con la giustizia

ok sbrigàti i convenevoli veniamo a noi
natale oltre alla mia più viva commozione
voglio ripagarti in un altro modo
cioè come saprai sul tuo conto ancora permangono
certe difficoltà teoriche che se permetti
mi perito di sciogliere: c'è subbuglio nella comunità scientifica
quando si tratta di collocare le tue prime avvisaglie
in quella dimensione che tu abiti, vale a dire non lo spazio
ma l'arredamento: io penso che tu succedi, ragionevolmente, più o meno
all'altezza del videoregistratore, infatti hai questa simpatia
innata per la tecnologia ma senza esagerare:
tuo luogo d'elezione è, se bene ho inteso, l'orario
con le stanghette a comporre i numeri, che galleggia
in quel liquore cieco dei cristalli liquidi:
lì comincia la tua vita misteriosa, e pian piano ti imponi come un decreto superiore
nel buio di per sempre, nel comunque salone:
ti leghi allora a queste molecole oscure che reagiscono
devo dire molto bene, con educazione, e sposano volentieri
la tua causa di natale (certo risulti facilitato sia dall'ottima reputazione
sia dalla buona causa sia per quella nota professionalità):
quando stringi alleanza col televisore diventa poi un gioco
consolidare il dominio, edificare la tua civiltà

natale che dilaghi come un team juventus
quando il mondo si mostra per quel complesso sistema
di edifici e attraversamenti pedonali
incaricato delle luminarie
natale sei forte con i fari rossi di posizione
che non rivelano il traffico ma la tradizione
di una fiat punto che rifiuta l'estetica
optando invece per la grammatica nuova
delle luci che impazzano
finalmente sottratte al segnale:
la cinque porte di tutti noi, natale

natale sei grande perché in te tutto si fa più consueto
perché sei l'opposto della sorpresa, perché nonostante quei pregiudizi
sui regali l'importante è veramente il pensiero
e tu sei l'unica stagione dell'intelligenza, l'unico tempo del capire
quando le merci scompaiono dagli scaffali e ancora appaiono
in un respawn forsennato da last stage
è in un sentimento di single player, in un'ansia di boss finale
che mi parli, e la tua parola è la tua difficoltà.
soprattutto sei quel match cruciale
vigilia vs attesa
dove l'attesa sta nell'apparire progressivo dell'oggetto
mentre la vigilia è la sua scomparsa a ritroso, lenta e inesorabile
come tu solo sai (cioè vince la vigilia a mani rasoterra)

natale come una distanza immedicata, una galassia impossibile
dai led invii notizie del fade-out che in me
ribadisce il suo pattern: così è un dialogo che mi nega
nella vigilia di tutte le cose