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mercoledì 21 marzo 2012


ripartizione della volta (2012)


adesso devi andare allora osserva il bianco di lesione in cicatrice 
per la notte estesa altrove fino al campo ottuso dello specchio 
andata avanti sui chilometri senza ritorno per distanze appena
appresa dalla luce e pensa a ciò che non succede se non guardi 
assorto verso il punto che non circola degli astri o per le sorti 
di una delle mille attenzioni verso il moto nell'idea che prima 
o poi dovrai porre rimedio all'anomia della visione e suturare 
ogni passaggio assiduo per colpi e colpe andando a vuoto 
ad iniziare dalla retina mancando agganci a corpi erranti 
appesi sulla volta e pure avendo scorte proprio al centro 
della via a terminare l'esistente per se stesso o per te solo 
osservi un'altra via di sorta in cui rimane tutto per cosciente
remissione o inalterabile dai moti ai modi opposti e stabiliti
dentro mondi di persone assorte e sillabate in questo niente
in questo breve tempo che non risente di attrazioni e desideri 
cosa fare del consulto della divisione in brani e tracce disperse 
per gli anni di distanza per quello che non viene mai da solo 
e solo allora interpretare per predire nella pietra per qualcosa 
che non potrà accadere se non in altro caso di effetti sentiti 
o attraversati e notazioni spinte fuori per inerzia pur sapendo 
cosa fare e se non implicarsi in opposti e rotazioni mascherate 
dagli sbarramenti adesso devi andare e indaga il fegato e oramai 
il poi non è più il dopo smarrito che grida nell'abito che smetti 
o appena smesso fermato dopo lunga osservazione delle stelle
grida ancora in cerca del reciproco per malattie degli occhi
o le ferite e il mare gonfio di aria estratta e soluzioni dentro 
al vuoto in cui vederti solo a far barriera da percosse e fenditure 
rese adesso feritoie aperte e imposte nelle viscere senza temere
che gridando dietro non si veda senza luce e poi soltanto 
invano o il vano come nuovo punto da cui parta un fuoco
atteso per bruciare arreso al ricevente della parte giusta
in sfregio al posto non più possibile ma così immobile conta
mai davvero realizzata credendo in tutto ciò che potevamo

lunedì 10 ottobre 2011


dai modi (2011)


dire le cose passando dai modi a mondi dati per spacciati

o quantomeno per adesso sorretti da canti e costellazioni

canali autostradali e svincoli che portano ai supermercati

pure non guardati bene scavati a dovere in fondo e proni

o non a sufficienza per saltare ai mondi chiari abbozzati

appena per la crisi che viene data dai tempi dai mercati

che non temono affari o almeno non avendo che opzioni

per resistere in stupidità e coscienza del male non disfati

ma lasciati attraversare passare dopo non esserci tornati

sabato 1 ottobre 2011


preghiera del diaframma (i)


pensare a riunire di nuovo tutte le membra rese nulle,
le arcate che formano cataste, in giro, prendono il posto
del vento nell'immaginario e questo vento che le include
assume la vista orrenda del corpo che rimane
pensando
alla parte che preme, nel corso della notte che si prega,
che tu vuoi pregare, un'anima che può venire ammessa
solo se si stende, e poi rannicchia, salta per non cadere,
per non lasciare segni
pensarci un poco prima, per voglia
sottile, che non si deve, se c'è, che ora si riveste un poco,
per tutto il resto che si muove, tenere separato lo sterno
dall'ora del giorno che interpone
pensa al corpo, a quello
che non si stende, non se ne va in giro, meno cavo
per biologica inserzione, meno intimorito dalla formula
che esenta, giustifica. l'occhio se ne sta lì
penso che forse
il corpo lo tocchi piano sulla faccia, oppure l'una o l'altra
delle tempie, o il cranio che tiene ancora tutto dentro,
esorta a che le mani stiano insieme
a pensare almeno
un poco, urtandosi per produrre il soffio che schiocca
sul torace, resta intatto, non si perdona perché estinto
ma si chiede dell'adesso, dell'espirazione, della colpa
e torna alla domanda, finalmente c'è, non è rimessa