in breve, indossare. cercavo dei jeans molto aderenti, mi hanno guardato per qualche secondo con l'occhio da triglia, in completo smarrimento. le silhouettes dei commessi si muovevano erratiche e gioiose attorno a me, come quelle dei coyote attorno alle carogne nei rigidi inverni nord-americani. i brani di carne appesi ai ganci del reparto uomini mi sembravano già visibili. così ho iniziato a prendere paura e vedere in formato showreel di youtube, con la musica sfalsata e l'audio costantemente fuori-sync, tutte le fasi di selezione di un capo di abbigliamento e no, era troppo per l'ennesima dilatazione metanarrativa e quindi ho lasciato perdere. mi hanno detto che mi sarebbe stata tagliata una libbra di carne, il più possibile vicino al cuore, per compensare l'assenza di una taglia adeguata alla mia corporatura. ho obiettato che i jeans si mettono alle gambe, non in testa, ma non mi hanno creduto.
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lunedì 18 luglio 2011
sabato 16 luglio 2011
aut-fit (ii)
se vestirsi è qualcosa di sinceramente orribile, l'atto di vestirsi è principalmente spietato. questo perché, in sostanza, si tratta una questione di chiarezza mentale. è più di un rituale che si tramanda nei secoli, è una prassi di status, di coesistenza sociale, di convivenza forzosa. per l'argomentazione centrale, che si svolge qui e non altrove, un'appropriazione indebita di tempo da parte del corpo. non c'è nessuno slancio creaturale nel primo abito umano concepito come abito, designato a farsi abito per scelta. postmesso, o postfatto, che in questo discorso non fanno testo tutti gli espedienti naturali ai fini di, che vanno dalle foglie d'agave, posizionate in corrispondenza delle grazie, né le scuoiature del sapiens sapiens, pestilenziali anche solo al pensiero, in absentia. nessuna necessità di coprirsi, negli altri casi, ma solo l'intenzione di coprirsi per, la piacevolezza del mascherarsi ai fini di, l'interesse ad indossare qualcosa e grazie all'aspetto conoscere persone con cui fare conoscenza e poi, in particolar modo con un eventuale partner, vocabolo questo unisex quindi scevro di ogni apostrolato, dopo una cenetta galante, ecco. oggi invece pare che un tale atteggiamento non sia possibile, di conseguenza ci rimane soltanto il soccombere all'aut-aut dell'outfit. o approfittare dei saldi.
giovedì 14 luglio 2011
aut-fit (i)
l'altro giorno sono entrato nella boutique del mistero. il mistero si esauriva appena varcata la soglia della boutique, che immediatamente tornava ad essere un comune negozio di vestiario. peccato. dico solo che, fosse per me, fosse anche per adamo ed eva, abitassi pure in una foresta tropicale, le foglie di fico andrebbero comunque benissimo. ecco, senza troppe pretese, intendiamoci, proporrei qualche aumento di volume e ritocco alle nuances: uno jabot in edera per il completo maschile e, per finire, un completo total black ottenuto strofinandosi addosso alghe nere infestanti. giusto perché poi nessuno abbia da ridire su questioni come parto, dolore, lavoro, sudore della fronte. se fosse il contrario, come ben ricordo, tra la scoperta dell'ombrello e il nude look non ci sarebbe gran differenza. là dentro l'aria condizionata spirava, costantemente.
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