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lunedì 24 febbraio 2014


daniele bellomi - underwearing syndrome (2011)


prima denervati, quando aboliremo il riflesso _ prima, rimasto ancora terapeuticamente _ rimane ancora il problema _ lo stato di conservazione alterno _ stante che rimane _ aiuta a capire la gestione alterna dei sintomi _ la terapia rimane ancora terapeuticamente incerta _ si soffre molto, terapeuticamente parlando _ conserva _ rimane il protocollo per dire che:

1. il bisturi, per alcuni di essi, non funziona nemmeno
2. nemmeno la gestione efficace dei sintomi si dispone
3. tutto è predisposto a farti perdere
4. perdere la vista sarà facile
5. facilmente (terapeuticamente) si arma di cesoie
6. cessare il fuoco, arrabbiarsi dei diritti violati
7. vedere che le cose dette vanno avanti, esogene
8. vanno e non ritornano, e gli influssi, le malattie
9. le ustioni corneali, le radiazioni (terapeuticamente
10. parlando, termini indispensabili alla chirurgia 
11. oculare). l'abuso della neurochirurgia
12. potrebbe portare a questa condizione




a) qualcosa da dire?

indossa giacca e pantaloni, fa il nodo alla cravatta. non stanno bene, non proprio. aspetta che l'illusione del vestiario si allarghi, diventi frattale, porti via la struttura dell'osceno, la vessazione del bello, della messa in scena più umana e quotidiana.



b) sembra semplice. il problema in verticale è:

1. rimane ancora come terapeuticamente, o meglio, denerva,
2. rimane ancora come problema, abolito il riflesso,
3. nonostante stati di conservazione alterni, il problema
4. stante, che rimane, aiuta a capire una gestione 
5. alterna dei sintomi evitati: la terapia, abolito il riflesso
6. rimane ancora terapeuticamente incerta:
7. si soffre molto, conservando



c) per alcuni di essi vedi di arrabbiarti. per alcuni di essi c'è qualcosa che viene in precedenza.


rimane il protocollo per dire che _ il bisturi, per alcuni di essi, non funziona _ il bisturi, e nemmeno
la gestione efficace dei sintomi _ quel bisturi in particolare era disposto a farti perdere la vista _ si arma di un paio di cesoie _ e vedi di arrabbiarti con il bisturi sui diritti violati _ e vedi che le cose dette vanno avanti _ tagliano una volta sola vanno e non ritornano _ e le influenze, le malattie
di cui non sappiamo ancora niente _ meno ancora ne sa il bisturi dopo la sezione _ le ustioni corneali _ le radiazioni _ l'iniezione che, per la chirurgia oculare o neurochirurgia _ potrebbe portarti a questa condizione



c) va sul luogo della strage. va sul luogo della strage. se lo ripete per una ventina di volte, per qualche mese, camminando mentre fuori c'è il silenzio.



c) mi faccio un'autodiagnosi. cerco online la parola "limbare", vedo che non ha nulla a che vedere con il limbo e con i giochi squallidi anni novanta. non sarà mica qualcosa di grave? mi hanno consigliato una visita:
1. psicologica,
2. patologica,
3. psicologica. questa è una di quelle condizioni neurotrofiche
che rimane ancora terapeuticamente, il problema causato da ulcere corneali, precisamente:
1. risultanti dall'interruzione del sensore corneale
2. il nervo afferente e quello che ne consegue,
3. la terapia del dolore
4. il bisturi
5. infine un nervo itinerante,  posizionato sulla branchie, dove inizia la fioritura, il contagio.



c) mi viene da dire qualcosa. non è troppo difficile.
si tratta di aprire, creare una sezione.

venerdì 19 ottobre 2012


daniele bellomi - zero-risk bias mantra


se esiste un consenso è questione di onde, proprietà conduttive, abbassamenti di grado, quasi-particelle, presenza di forti impurità, variazioni di densità interna, simmetrie, accoppiamenti, meccanismi superconduttivi, temperature insensibili al segno, solidificazioni direzionali, vettori che prevedono un impiego orientato dei materiali, buste da inserire nel microonde, profondità che si auto-assegnano, si danno importanza da sole.

il rischio, se esiste, è un contributo magnetico, una lista di parametri nodali. per evitarlo è sufficiente conservare i campioni utilizzati, registrare i dati già acquisiti. ricordarsi di smaltire le provette, precisare le varie dipendenze, capire dove stanno le priorità, eliminare i dispensabili che percorrono i superfluidi.

quasi tutto viene coltivato, collaudato. non esiste un collegamento diretto per le associazioni uditive, le frequenze di risonanza. i campioni dell'eugenetica verranno montati su un palco mobile. il basso livello di rumorosità, durante la prova sperimentale, potrebbe consentire uno spostamento di frequenza verso il rosso. potremmo non essere in grado di stabilire valori per quasi niente.

lunedì 4 giugno 2012


sequenze arbitrarie

v. che non rimanga. v. che non rimanga nessuna. v. che nessuna delle volte mi si dica. v. che non mi si dica di girarmi. v. che nessuna delle voglie. vedo, so guardarmi intorno abbastanza per capire che non è semplice. v. che non ci sia alcuna volta al di fuori di quella in cui dirò basta. v. che si possano manipolare gli oggetti fino a cambiarne la forma. v. usare un pettine, lo spazzolino da denti, un fiammifero, una spilla, muovendoli per scarti bassi, poi in alto, di lato. v. che nulla del mio caso risulti inverificato. v. che il mio caso non sia solo un caso ma si inizi a pensare anche a cose del tipo: come sta? questa mattina ce la fa, ad alzarsi? v. che risulti più semplice accorgersi di tutto, non solo di questo. v. che la parola voglio risulti censurata, appesa a un punto. v. che la parola voglio che è un'erba e che non cresce nel giardino di r, t, m, v, g, g. v. che loro non lo sappiano soltanto guardandomi il volto. v. che sembri facile capire l'espressione. v. che l'espressione non abbia mai più a che fare con la parola scritta, ma soltanto con i volti, le mimiche e le rotazioni degli occhi. v. che il resto prenda un moto percussivo, centrifugo, si allontani infranto da quest'ordine. v. che le abrasioni sui gomiti spariscano. v. che le abrasioni significhino altro, si allontanino dalle sequenze di azioni e di cose imposte da un'allergia o una sindrome nervosa. v. che le accelerazioni delle macchine si sviluppino tutte nei primi venti centimetri di corsa, per poi svanire e lasciare il guidatore, gli occupanti sconvolti, finalmente resi ridicoli, ma scagionati. v. che si verifichino l'inserimento e la rimozione del pensiero nello spazio di una decina di secondi, nel tempo di uscita da un abitacolo in fiamme. v. accendere una candela, confezionare un pacco. v. manifestarti il mio disappunto con un gesto intransitivo, senza l'uso di oggetti, ordini o imitazioni. v. fare un segno che assomigli a quello della croce senza attirarmi il laico che benpensa o il religioso che malpensa o il medio che mediopensa e che ricambia con l'unico dito che riesce a usare. v. che i gesti militari e fascisti siano fuori dal mio campo visivo. v. che i militari e i fascisti stiano per sempre al di fuori del mio campo visivo. v. che v. e non p. v. dire addio, stirare, piantare un chiodo, scavare, incrociare le dita, formare un numero col movimento delle mani le mani. v. eseguire sequenze arbitrarie. v. eseguire gesti di contrasto con il corpo indebolito, gancio e montante. v. che possa essere la scrittura a determinare l'umore. no, non è vero, non lo v. v. che qualcuno prenda, faccia un dettato, disegni qualcosa di spontaneo con una forma triangolare, nella sabbia. v. che si parli di rami per creare ponti, sale d'attesa. v. non risultare troppo ridicolo. v. riprodurre una sequenza che solo così posso tenere a mente: linea, punto, curva, quadrato, spezzata, curva, linea, spezzata, abisso. v. che non esistano mai più foto in cui ci sono. v. che non esistano mai più foto in cui ci sia il mio nome, dietro la foto o apposto fra le linee del volto. v., se questo si può volere, se si può volere che qualcosa non esista.

domenica 25 marzo 2012


monsieur dice: disponetevi in tre file da cinque persone. voi quattro là in fondo, licenziati.




0.0.

dicono: ma come è possibile?

monsieur dice: lettera di licenziamento qui, sulla mia postazione, adesso.

dicono : come?

: lontani dalla scrivania, ora devo parlare.




0.1.

monsieur dice: i buoni combattenti, quelli di prima mano, per intenderci, che stiano qui, mi servono.
: dite alla vecchia, quella del piano di sopra, di mettere in conto la sconfitta. d'ora in poi le indagini di mercato le faccio io.

: ditele anche di attendere l'opportunità di sconfiggere il nemico. chiedetele qual è il nemico, e vedete cosa vi dice. 

: fatemi sapere.




0.2.

monsieur dice: posso dirvi che l'assicurazione contro la sconfitta è nelle nostre mani. sono andato a firmare le carte adesso.

: dite alla vecchia che non ho intenzione di muovermi un millimetro. 
(# metafora della poltrona come atto resistenziale)

: la possibilità di sconfiggere il nemico è fornita dallo stesso nemico. 

: questo è, ovviamente, un errore del nemico. vi è chiaro o sto parlando al vuoto?





0.3.

monsieur dice: il buon combattente può assicurarsi contro la perdita azionaria.


chang yu dice: dai grafici non sembrerebbe. lei nasconde la disposizione delle sue truppe, fa perdere le loro tracce, non prende le precauzioni necessarie.

monsieur dice: cosa ci fa qui lo stagista? esigo spiegazioni. io sono certo di poter sconfiggere il nemico. (# da qui il detto: "monsieur sa come vincere")




0.4.

monsieur dice: sia lodato monsieur.

i dipendenti dicono: sempre sia lodato.

monsieur dice: niente voci fuori campo.




0.5.

chang yu dice: il titolo cala in borsa di dieci punti giornalieri. (# potrebbe essere un errore di traduzione)

monsieur dice: tutti sono contro di me.

: per dimostrarvelo, vi mostro i miei piedi sulla linea di difesa.

: sono in piedi. ora ridatemi la sedia.

: il briefing è finito, andate in pace. 




0.6.

monsieur dice:  il generale abile in difesa si nasconde negli angoli segreti della terra.

: inoltre, è solito usare metafore di massima riservatezza.

chang yu dice: completerà una discreta vittoria [...] (# corruttela del testo. pare che lo stagista allunghi una mano verso monsieur, ma non riusciamo a comprendere lo svolgersi dell'azione).

: non è che qualcuno di voi ha visto la mia busta paga?




0.7.

i dipendenti dicono: no. monsieur l'avrebbe detto.

monsieur dice: bravi. chang yu, tu non percepisci nulla, cioè non hai percezione di nulla. 

: ergo, non puoi prevedere l'azione prima che si avveri.

chang yu dice: si era parlato di un rimborso spese.

: signori, bisogna distruggere il nemico, non perdiamoci ora.

: ci rivedremo per la cena di lavoro. niente ade, basta che svoltiate verso destra. 

: vedrete un'insegna a cinque stelle. sarò lì ad attendervi. 

: conto unico, si intende.




0.8.

monsieur dice: volevo intrattenere tutti voi con la reale qualità delle cose.

: stiamo progettando di spostarvi segretamente in catena di montaggio. solo così potremo scoprire le reali intenzioni del nemico.

: non riservate la vostra approvazione per cose che il mondo non può comprendere.

: non durerà molto, vi dò la mia parola.




0.9.

monsieur dice: cos'ho detto?




0.10.

monsieur dice: spiegatemi cosa ci fa sun tzu dietro la mia scrivania.

: oppure, rendetemi grazie.

sabato 21 gennaio 2012


shellac, disgrace (terraform, 1998) (testo ed altri testi)






a boy - dreamed of a rocket - and like a rocket - like a - like a ... a piece of stone - he flew - like a rocket - he way flew - anyway he flew - as a man - ... like a rocket - sitting in a chair - sitting in a chair - is an old man - anyway he flew - like a rocket - anyway he flew.


-


formaldehyde (to hide) sulphoxylate (too late) pneumoventriculo (too cool) graphy (defy) omn representa tiveness omnire presentativeness omnirepre sentativeness anarcho individualist (insurrect ionary - charged particles) scientifico philosophical tornado-proof obfuscator. 


-


"You are very kind, I said; and would you have the goodness also to inform me, whether you think that a state, or an army, or a band of robbers and thieves, or any other gang of evil-doers could act at all if they injured one another?".


-


Sporting Lisbona - Moreirense, Over 2,5.




mercoledì 4 gennaio 2012


per rimettersi in forma considerati gli eventuali bagordi natalizi: lunedì

lunedì: campane a morto. ora vi beccate di tutto. fate colazione moderandovi: un tè, un caffè. bevetene fino alla nausea. tornati dal bagno, ingollate del pane integrale. vietato bere nuovamente.
uscite di casa per recarvi sul posto di lavoro, ma collassate per mancanza di ossigeno. vi rialzate da terra, constatate due cose: il fatto di aver battuto la testa, e che ormai è mezzogiorno. tornate a casa e vi aspettano lattuga, asparagi mal cotti, pomodori non molto maturi, centocinquanta grammi di vitello (lesso, tanto non sapete cucinare) e un frutto. avete capito bene, niente grassi aggiunti, anche se bisogna ancora scriverlo. presto fatto: niente grassi aggiunti. scordatevi i buondì.
mettetevi a letto: dall'ufficio vi chiamano per sapere se siete malati, perché non avete fatto sapere niente. rispondete che non state bene e che probabilmente ne avrete per tre o quattro giorni. è la verità.
cena: disegnate uno yantra con la zuppa di verdura precotta e scongelata. guarnite il pavimento con centocinquanta grammi di pesce lesso e disegnate i bordi con lo yogurt. mi raccomando, rigorosamente scremato.

lunedì 28 novembre 2011


scopri il commerciante

in breve: si tratta di un gioco di prestigio dove spesso un amico a caso, a casa, magari non a casa propria, viene usato per bere. nel senso che viene usato lui e lui alla fine sta male. poi però ci si lamenta della mancanza di organizzazione e fornitura alcolici. può essere giocato soltanto da più di due persone, per via dell'abitudine a essere retti dall'alcool, l'abitudine a non essere retti, dunque. il nome si riferisce praticamente alla fine del gioco, nel senso di essere riferito; prima nessuno si immaginava che il gioco avesse un nome. tutto questo accade quando la maggior parte delle carte sono state usate per pulire gli alcolici rovesciati sul tavolo e i giocatori stanno per scoprire facilmente il piacere di appoggiarsi al bancone del bar, indovinando quali fra le carte sono rimaste immuni dalla degenerazione delle usanze giovanili. ti serve un mazzo standard da cinquantadue carte, se non ce l'hai uno di quei terribili mazzi regionali in cui tra denari e coppe, cappe e spade, spade e bastoni, pummarole e coppe, ditate, cenere frammista a sangue, bordi anneriti e sogghigni malefici dei figuranti si sono fatte lunghe le giornate, oltre all'usura maniacale e senza rimedio delle ribattute sui tavoli. poi ti serve l'alcool, ma già l'abbiamo detto. il commerciante, figura ignota in quanto sconosciuta al nostro regime fiscale, tiene il banco delle carte, e i giocatori devono indovinare ogni volta qual è la carta indicata dal dito tremulo dell'amico. se la prima risposta è corretta, un complesso meccanismo pompa nel cavo orale del malcapitato un getto di alcool a novantasei gradi. se è errata, il giocatore indica di quale morte vuole morire. se il commerciante indovina la pena, allora il partecipante viene messo alla gogna fuori dal locale con la testa incastrata fra i panettoni di cemento. se invece il commerciante sbaglia, allora rivela la propria identità al mondo ed è costretto a far scudare i propri capitali all'estero. dopo che tre persone di fila indovinano il valore del capitale scudato dal commerciante, lo accompagnano a costituirsi.

venerdì 25 novembre 2011


reposting: arsemicosis 7 (la superstition scientiste : 1. le égout)

Non ci sono più ostacoli per la tua iscrizione all'università. Ritengo sia fondamentale, per la competitività di un mondo senza ostacoli in generale, libero da comunità di studio e cultura italiana per stranieri e da italiani che hanno fatto la storia, la messa al bando della cultura umanistica in favore di un altro stato sociale, soggetto integralmente al sacro fuoco della scienza. La qual cosa consentirebbe di abolire, sparando nel mucchio e facendo considerazioni a caso, anche la letteratura, la corsa a ostacoli, il lancio del giavellotto e la psicanalisi, lasciandoci in contemplazione di curling, neuroscienze, dressage e microbiologia, che consentono di minimizzare errori e produzione di scorie. Non ci sono più ostacoli per la tua iscrizione all'università, certo, ma la gente non si rende conto che la propria vita cambierebbe in meglio se si iniziasse a fare un lavoro di ricerca relativo, ad esempio, al sistema di gestione delle fognature e degli insediamenti produttivi delle nostre capillari cloache giornaliere, invece che dedicarsi a certe fesserie come ad esempio la scrittura.
Di fogne ce ne sono di più e di meglio rispetto a quanto si pensi. Prova è che non si può più fare a meno di notarle ad ogni angolo di strada, e non vuoi che il tuo nome sia presente tra coloro i quali tutti i giorni, a cielo aperto, si occupano di questi sottoprodotti delle attività umane? Vanno in giro con la propria famiglia e salgono a quote prefissate, dando uno sguardo al futuro e non solo su eventi diversi dalle corse di cavalli, ma anzi, scendendo con un setaccio carico di percolato, pronto a essere messo a scandaglio come la sabbia dei fiumi in cerca d'oro e, alla fine di ogni mese, risalire con agonismo inaudito attraverso i canali, seguendo gli assi diametrali del PVC o le abrasioni di fibrocemento, alla ricerca della perdita come di un figlio. Non ci sono più ostacoli per la tua iscrizione all'università, proprio perché non ce ne sono più i presupposti. Risalirai i tombini più belli di tutti i tempi, ne sono sicuro; tutto ciò non è bellissimo?

giovedì 24 novembre 2011

revival delle automazioni

una volta, nelle persone adulte, le costruzioni robotiche generavano ilarità, fino a quando non si è capito che è possibile effettuare tentativi di sollevamento per decine di tonnellate grazie alla compressione idraulica. 
fare un piccolo studio in proposito: la maggior parte delle persone che si preoccupano di qualcosa molto seriamente, lo fanno relativamente ad esoscheletri ed annichilazione finale. come dargli torto, indecisi fra le applicazioni biomediche o militari, intenti a verificare la posizione delle proprie particelle e delle mani che si stringono, generando collisioni violentissime e piccoli tamponamenti fra vetture in coda nei centri urbani. e dunque la loro vita non è del tutto un problema, ma non importa che nel discrimine fra i due estremi l'equipaggiamento sia in grado di reggere gli urti. 
non vogliono che gleba e nobiltà si uniscano insieme per completare la quest principale, quella relativa alle classi sociali non più in voga al momento. 
non vedi l'ora di manifestare il tuo dissenso in proposito. 
pare che, nel nostro universo, la carenza dell'antimateria sia costitutiva.

mercoledì 23 novembre 2011


reposting: arsemicosis 4 (la superstition scientiste : 0. le thermomètre, per forza di cose, HGH 2011)

Un test ti dice quando morirai. Questo test ha un costo che si aggira intorno allo stipendio di ogni lavoratore. Un test ti dice quando morirai e il nostro che l'ha provato ha detto che è la prima volta che gli capita di vedere un film in alta definizione che gli assomigli così tanto.
La soluzione per l'utilizzo virtuoso di questo test è stata di recente approvata in consiglio condominiale, nonostante le iniziali perplessità dell'assemblea. I risultati si sono subito visti e ottenuti, anche se in sette giorni s'è potuto far poco per diminuire la contrarietà di alcuni inquilini.
Il test funziona grazie a un termometro usa e getta utilizzabile mediante diverse modalità di inserimento, a seconda del livello di collaborazione riscontrato nel paziente.
Questo test è divenuto celebre grazie a qualche amico, già atleta olimpico o maratoneta del sesso o mediano di spinta. E' con l' aiuto di questo sfortunato amico, ridottosi per brevi periodi di tempo a ingerire cibi liofilizzati e starnutire troppo a causa del sondino nasogastrico, che si è potuta constatare la completa inutilità di tutte le persone che hanno lavorato a lungo e per la prima volta in modo da mettersi in grado di fornire risposte estetiche e metafisiche alla seguente procedura, aliena di certo dal solito bel lavoro di squadra.
Il termometro è composto di due parti: la testa rotonda e la base in legno. Il termometro può essere comodamente appoggiato a terra grazie a questa base e usato in posizione verticale. Il liquido utilizzato è una lega particolarmente instabile di vari elementi non ben precisabili. L'apparecchio è provvisto di un comodo tastierino associato a uno schermo led sette pollici.
All'accensione verrà richiesto più e più volte, ossessivamente, ed è di fatto impossibile spegnere la periferica, che non ha bisogno di energia elettrica dato che si autoalimenta, verrà richiesto più e più volte di indovinare la temperatura digitandola sul tastierino e schiacciando il tasto ok, sulla base di constatazioni empiriche e solo in seguito provarla utilizzando la parte del corpo preferita per la misurazione. Al termometro, lungo due metri, è collegato un innesco a fasci di particelle in grado di avviare la fissione del liquido presente all'interno dello stesso. Il termometro esplode se il paziente non indovina la temperatura esatta con approssimazione centesimale. Sul libretto di istruzioni non si fa riferimento a una possibilità di riutilizzo dello stesso apparecchio.

venerdì 18 novembre 2011


clausole vessatorie per l'esistente

volevo dirti che tutto questo io lo faccio solo se riesco a scamparti a oltranza, se il fiato sul collo prima o poi se lo sente qualcun altro addosso, se davvero non è che si muore ma si passa a esistere da un'altra parte, magari non a esistere ma al semplice fluttuare di un corpo che finalmente non si muove, se queste clausole vessatorie sono davvero in grado di darmi beatitudine, se questa beatitudine non è alibi o presupposto ma soltanto scorrere e scorrere del sangue dall'aorta alla vena in un bilanciamento di organi cavi che sovverta ogni possibilità di malfunzionamento idraulico, se non esiste possibilità dell'ostruzione o esistendo l'idraulico non verrà per spillare unicamente del denaro, se torniamo a considerare il denaro come nel medioevo e non ne facciamo un problema di modernità o peggio ancora di religione o capitale, o se magari tornando al baratto riscoprissimo il piacere di scambiarci quarti di vacca e polli vivi, se questa breve voce è breve e fa sorridere di noia o di pietà, se la voce personale ormai si sente proprio perché corrosa, se non vedi mai la necessità di mettere l'apostrofo a qualcun altro per puntualizzare la sua poca attitudine all'esistenza, se non continuiamo a persistere negli alvei bancari di quest'impropria matrice permanentemente squarciata in mezzo al ghiaccio che siamo, se e soltanto se mi dici che potrò terminare questa frase, se il mio stato non è terminale ma è solo un modo di dire, se da domani possiamo fare qualcosa di nuovo, se vedi che il tuo vicino un giorno non sta come al solito con la faccia vicina al parapetto pronto a guardare quello che farai, se vorrai smettere di fare qualsiasi cosa, se vorrai smettere di farlo insieme a qualcuno che ti è vicino perché sennò cosa smetti a fare, se non avrai problemi a dire che invece questo lo vuoi fare, se senti che non c'è niente di male, che non può esserci niente di male nello scappare dall'esistere al fluttuare, se non c'è che una sostanza di cui tutti parlano e in cui nessuno guarda, se tutti finalmente si versassero lì dentro e facessero a meno delle clausole, se l'esistente non fosse qualcosa da cui scansarsi continuamente, se ricordando nostra morte corporale tutto fosse predisposto in modo da farci venire in mente qualcos'altro.

lunedì 14 novembre 2011


disfatta (/i) di canne

le serate peggiori iniziano quando ci si accorge di non poter entrare da nessuna parte senza aver prenotato un tavolo, senza che qualcuno dica che no, qui è tutto troppo affollato, e quindi via, altro giro verso il centro abitato successivo, tra una precipitazione monsonica e l'altra.
pure l'aria è densa, compressa. è lo stesso in ogni posto: le giovani consorti dei clienti si pestano le borse per assenza di spazio, mentre i mariti o i fidanzati brindano amabilmente a dom pérignon, bevendone a canna, attenti a far schioccare bene i colli di bottiglia, rompendoli.
non cede e non cessa una certa resistenza al sonno, l'ipotesi che la serata prima o poi finisca: il fatto di stare sugli scudi per ore, di moderare il proprio passo già pericolante nella sobrietà, facendo il più possibile attenzione, puntando a non urtarsi, a non capitolare sotto le bordate dell'alcool.
ci sono posti irraggiungibili coi mezzi pubblici, posti troppo vicini per uno strappo in macchina, posti che non sai per quanto rimarranno aperti. una sera pensi che potresti andare lì e invece no, serranda abbassata, fine della corsa. ci si accorge che l'area un tempo adibita al posteggio, evento comunque raro e non privo di sorprese, è stata sgomberata a colpi di mine anticarro, fatta saltare per far posto al prossimo necessario centro di bricolage.
quello che si richiede, quando invece la ricerca è andata a buon fine, quando il posto esiste, almeno per quella sera, è stare il più possibile vicini, gridarsi perché magari la musica è alta e non si sente.
discutere animosamente per ore senza sapere di che.
le intenzioni sono, dapprima, di non dare nell'occhio: perché non va, perché comunque la prima consumazione è quella migliore, perché tanto non è che ci sia granché da mostrarsi. pare che non si possa dare un'impressione qualsiasi. se il bicchiere cade, oppure il tavolo traballa, allora apriti cielo, e il cielo si apre in cataratte, una pioggia regolare di liquidi multicolori, flutti di dubbia bevibilità.
un gorgo si forma all'apertura della gola.
a un certo punto qualcuno fa qualcosa, prende l'iniziativa, magari esce fuori a fumare riparandosi sotto la tettoia dilavata. intanto infuria il peggior rovescio temporalesco della storia, un rovescio fuori di quattro metri, una pioggia che rema da fondocampo, che aspetta un errore forzato.
si cade spesso nella trappola di pensare che gli stati d'animo siano interessanti, che anche gli stati interessanti lo siano, mentre invece il risultato finale è interessato e sono sempre le cause naturali a suggerircelo.
si rientra, e poi si parla, si continua a parlare per ore, mentre sotto la tettoia non ci si sentiva, si fumava e basta, si dava adito alla catena di fumo di far fuori le proprie vite, le proprie vie respiratorie. sereni.
e poi, di certe cose in particolare, e più nello specifico di argomenti poco chiari, doverne pensare qualcosa per forza, per il rischio di essere tacciati, sotto sotto, a bassa voce, quando si ritorna sotto la tettoia dilavata e il rovescio ancora non ha cessato il suo remare in direzione degli spigoli e degli angoli di strada, di non essere poi quelli con cui si credeva di, su cui si faceva affidamento per il futuro, per il proseguimento inerte di altre serate, per altro tempo come quello
forse tutto questo succede per completa inefficacia dei gesti, perché non siamo in grado di interpretare quello sguardo come tanti altri nostri coetanei sono in grado di fare, o forse perché, pure quelle volte in cui ci viene offerto qualcosa, anche in maniera involontaria, non riusciamo a capire la parsimonia degli altri, il fatto di non provare ancora l'euforia, la voglia che ogni cosa dovrebbe provocarci.
mentre fuori, sotto la tettoia dilavata, da cui cola acqua, prosegue una pioggia regolare, che c'è, si fa vedere, resiste al passaggio di nervi e di maree.

lunedì 31 ottobre 2011


la crisi umana

producono magari gli inserti culturali dei giornali. gli inserti culturali dei giornali sono come le sonde voyager, non sono mai più tornati indietro. erano belle davvero, ma le parabole che avevano in dotazione ormai erano superate da quelle incastrate accanto alle finestre delle abitazioni nei quartieri popolari.
c'è la sensazione che questo modo di fare non vada troppo bene. un peccato.
non lo so, non lo so. non so cosa fanno, e manco quelli a dire il vero, padre perdona loro. sono persone che impugnano le sentenze contro persone che invece confermano le sentenze impugnate, fanno l'avanti-indietro su articoli comparativi del tipo x-scrittore : y-pittore, oppure son lì che fremono come uccelletti per ravvisare le compatibilità, il margine di compenetrazione fra umberto eco e il genere umano.
hanno voglia di tenere i pugni in tasca, ma non li hanno chiusi, perché sennò come ci stanno. sanno che l'offesa non è provocata dal reato, ma chiunque li offende. sanno che il reato può essere offensivo, ma che non si offende come loro.
non si fidano quando gli dai qualcosa da leggere. ti chiedono soltanto se si stanno sporcando le mani, come con l'inchiostro della pagina culturale, con il rosso drappeggiato dal caravaggio che campeggia in mezzo alla pagina e si infila sotto le unghie dello sfogliante.
non è tanto bello, così. vado in ricevitoria, punto cinquanta euro sulla crisi umana. la quota che scelgo è l'under due virgola cinque, sta a due e dieci, realizzabile con un margine di rischio contenuto. stavolta sono fiducioso.
vinco centocinque euro se l'umanità si estingue con meno di tre gol di scarto.

giovedì 11 agosto 2011


lo hanno preso

e allora è così che lo hanno preso, fermo, preso, mentre le gambe sporgevano in avanti, preso mentre era fermo, con gli occhi fuori dalla propria sede naturale, e cioè in fuori, all'esterno, invece la lingua indietro, retroflessa, i muscoli delle gambe che sbattono e sbattono senza soluzione, ed erano tutti in preda a, vari stati emotivi si fanno largo quando ci sono fenomeni di questa entità, e allora si è deciso che lo hanno preso, fermo, preso, mentre il muscolo al centro dell'inquadratura si allarga, sbatteva anche lui, e c'è poco, c'è poco da fare in quei frangenti, così una pastiglia sotto la lingua, in seguito lo hanno preso di nuovo, lo hanno preso mentre stava per sfuggirgli, fermo, al telefono, mentre attraversava, lo hanno preso mentre attraversava, in quel momento si è visto riflesso nello specchio, arriva la volante, lui prende e se ne va, il giornale sotto il braccio che gli cade, ma lo hanno preso, fermo, preso, perché quando si fanno errori è difficile porvi rimedio, o almeno non è possibile farlo subito, dicono che è stata comunque una bella giornata, ed è così che lo hanno preso, davvero, lo hanno preso, dopo aver preso una decisione tutti insieme, quella di prenderlo insomma, c'è stato un po' di parapiglia, erano vicini al fallimento di un'impresa condotta sul canone alterato delle cose, e così, dicevano, lo abbiamo preso, fermo, preso, con gli occhi sbarrati, le manette ai polsi, la valigetta altrove, sfuggita alla vista, e così si sono detti lo abbiamo preso, preso, fermo, magari congratulandosi anche se l'inseguimento non ha avuto luogo, da seguire c'è un corpo soltanto, si sporge da un parapetto, guarda, gesticola, muove la lingua, la muove in maniera circolare, si attarda a fare cenni, ma noi lo abbiamo preso, si dicono, mi hanno detto, preso, ora è il momento buono, possiamo correggere tutto quanto, o forse no, abbiamo ancora un po' di tempo per, tentiamo di dirvi qualcosa, di narrare ma, è complicato, bisognerebbe rifare tutto e invece no, non abbiamo gli strumenti adeguati, non è solo banale sovrapposizione, ma attaccarsi alle parole, anche se fanno filtro alle dinamiche aziendali, ai balconi in violazione delle norme, con un piano di calpestìo dove si trovano le cose perse, tutte le cose finalmente dimenticate, magari per l'edificazione coatta che non può avere un posto nell'etica di impresa, e allora si cerca di tenere il ritmo, di battere a macchina insistentemente, anche se di macchina non se ne parla più, rimane solo il rumore dei tasti, quello è simile, e più, sempre più, con maggiore competenza, gusto, empatia di quelle mai davvero possedute, sperimentate, si cerca di dirvi che lo abbiamo preso, fermo, preso, fermo, mentre i tasti, il loro rumore si risolve in sforzo di abitudine, mal di schiena, errori di battitura che devono rimanere, anche se non così, e fornire un piano nascosto ma ben leggibile, i secondi fini che sono sempre i primi, per mantenere il ritmo, la velocità di crociera, il sincopato dello slancio per cui possiamo dirvi che una volta, a dire il vero tanti anni fa, lo abbiamo preso, qualcosa di tutto quello che diciamo potrebbe andare in porto nei prossimi mesi, forse il dolore è solo un sintomo e non è radicale, costitutivo della vita, e così lo abbiamo preso, preso, in bene o in male preso, prima che cedesse, prima che avanti il corpo sporgendosi, prima che definitivamente, avete capito, il corpo cedesse, che non fa quello che deve, cadesse il corpo e non apparisse più, una cosa del genere è successa tempo fa, è sempre successa e non riusciamo a darci pace, per l'amor del cielo, che non succeda più, e invece succede e succede ancora, non possiamo darvi il filtro per leggere tutto questo ma lo abbiamo preso, fermo, preso, con le mani sugli avambracci, preso prima che lo sfrigolìo dell'aria diventasse visibile, la metafora del sentirsi bruciare che si estende, si attiene alle linee ordinate del paesaggio, ma diventa elemento costitutivo, dirompente, e questo accade mentre stanno fermi, immobili, per dirgli ti saluto, ci sentiamo prima che tu vada, ma è così che possiamo dirlo di averlo preso, di averlo sottratto alla caduta, perché cadere no, non si può, non è ancora il momento di cadere.

lunedì 18 luglio 2011


aut-fit (iii)

in breve, indossare. cercavo dei jeans molto aderenti, mi hanno guardato per qualche secondo con l'occhio da triglia, in completo smarrimento. le silhouettes dei commessi si muovevano erratiche e gioiose attorno a me, come quelle dei coyote attorno alle carogne nei rigidi inverni nord-americani. i brani di carne appesi ai ganci del reparto uomini mi sembravano già visibili. così ho iniziato a prendere paura e vedere in formato showreel di youtube, con la musica sfalsata e l'audio costantemente fuori-sync, tutte le fasi di selezione di un capo di abbigliamento e no, era troppo per l'ennesima dilatazione metanarrativa e quindi ho lasciato perdere. mi hanno detto che mi sarebbe stata tagliata una libbra di carne, il più possibile vicino al cuore, per compensare l'assenza di una taglia adeguata alla mia corporatura. ho obiettato che i jeans si mettono alle gambe, non in testa, ma non mi hanno creduto.

domenica 17 luglio 2011

trou(sse) (vi)

giusto per darci un taglio con le notazioni tecniche, il motore di un trapano non è una dinamo ma un motorino elettrico a corrente continua. anche se lo fai girare produce energia, ma non a livello di una dinamo. detto questo, scordati qualsiasi cosa tu abbia in mente. non esistono generatori e utilizzatori con meno di due fili. la dinamo della bici usa il telaio come filo del negativo, il meno, per intenderci, perché il telaio conduce la corrente nelle parti non verniciate. di conseguenza il meno della dinamo è la parte dove si attacca al telaio. la lampadina della tua bici è soltanto una normale lampadina da sei volt con un polo positivo e uno negativo. la vedo difficile accendere una lampadina da dodici volt con una dinamo che ne produce la metà. inoltre la vedo durissima, con la tua tecnica di conduzione dell'elettricità tramite il metallo dei piercing. non credo che, alla lunga, ne possa davvero valere la pena.

sabato 16 luglio 2011


aut-fit (ii)

se vestirsi è qualcosa di sinceramente orribile, l'atto di vestirsi è principalmente spietato. questo perché, in sostanza, si tratta una questione di chiarezza mentale. è più di un rituale che si tramanda nei secoli, è una prassi di status, di coesistenza sociale, di convivenza forzosa. per l'argomentazione centrale, che si svolge qui e non altrove, un'appropriazione indebita di tempo da parte del corpo. non c'è nessuno slancio creaturale nel primo abito umano concepito come abito, designato a farsi abito per scelta. postmesso, o postfatto, che in questo discorso non fanno testo tutti gli espedienti naturali ai fini di, che vanno dalle foglie d'agave, posizionate in corrispondenza delle grazie, né le scuoiature del sapiens sapiens, pestilenziali anche solo al pensiero, in absentia. nessuna necessità di coprirsi, negli altri casi, ma solo l'intenzione di coprirsi per, la piacevolezza del mascherarsi ai fini di, l'interesse ad indossare qualcosa e grazie all'aspetto conoscere persone con cui fare conoscenza e poi, in particolar modo con un eventuale partner, vocabolo questo unisex quindi scevro di ogni apostrolato, dopo una cenetta galante, ecco. oggi invece pare che un tale atteggiamento non sia possibile, di conseguenza ci rimane soltanto il soccombere all'aut-aut dell'outfit. o approfittare dei saldi.

venerdì 15 luglio 2011


trou(sse) (v)

che facciamo? qualche agente chimico? qualche bomba batteriologica? qualche residuo delle fantomatiche armi di distruzione di massa irachene? come faccio a farmi disegnare sulla schiena la grande barriera corallina australiana, con tanto di dettagli, a grandezza naturale, devo cercare uno bravo? dipende cosa intendi per tagliare. se devi fare dei fori di grosso diametro, ci sono le frese a tazza. vanno bene per il piercing spinale e al bacino. se devi tagliare tanto, almeno per un quantitativo similare a quello richiesto dal mercante di venezia, ci sono le roditrici. se vuoi sforacchiarti tutte le altre zone del corpo, esistono innumerevoli punte di tutte le dimensioni. se invece ti vuoi tagliare, dipende dallo spessore della porzione. se è fine puoi chiedere le frese che trovi in ferramenta, però deve essere specializzata in articoli per metalmeccanico. le frese che sto utilizzando per i chiodi nelle mani sono abbastanza care, perciò ti consiglio di comprare un seghetto alternativo. se ne acquisti uno non-di-marca non spendi più di venti euro.

giovedì 14 luglio 2011


aut-fit (i)

l'altro giorno sono entrato nella boutique del mistero. il mistero si esauriva appena varcata la soglia della boutique, che immediatamente tornava ad essere un comune negozio di vestiario. peccato. dico solo che, fosse per me, fosse anche per adamo ed eva, abitassi pure in una foresta tropicale, le foglie di fico andrebbero comunque benissimo. ecco, senza troppe pretese, intendiamoci, proporrei qualche aumento di volume e ritocco alle nuances: uno jabot in edera per il completo maschile e, per finire, un completo total black ottenuto strofinandosi addosso alghe nere infestanti. giusto perché poi nessuno abbia da ridire su questioni come parto, dolore, lavoro, sudore della fronte. se fosse il contrario, come ben ricordo, tra la scoperta dell'ombrello e il nude look non ci sarebbe gran differenza. là dentro l'aria condizionata spirava, costantemente.