e non ditemi altro, non ditemi poesia, non parlatemi di lingua, vorrei farmi capire che la mia lingua è, ma langue est, che la mia lingua è poesia e non questa illusione frattale, parafascista, liminare, che brucia la struttura dell'osceno per pulirsi, eliminando di colpo il discorso sul mondo, l'eternità e il fiato, di creta, poi fango, muta nella propria forma, sentore che si allarga, si allaga a lato delle superfici, dei modelli da far cuocere e bruciare, rivoltata nella forma della propria vessazione, mentre tira dietro il caldo, pensata senza limiti, bestiale, mai pura, attaccata al centro di tutto, di tutti, oscillando, nel farmaco che la rovina, che continuerà a rovinarla, il fiume acido dello stomaco che tratta di anomalie ristabilite, annullate, rese impotenti.
domenica 8 luglio 2012
overrule (2012)
e non ditemi altro, non ditemi poesia, non parlatemi di lingua, vorrei farmi capire che la mia lingua è, ma langue est, che la mia lingua è poesia e non questa illusione frattale, parafascista, liminare, che brucia la struttura dell'osceno per pulirsi, eliminando di colpo il discorso sul mondo, l'eternità e il fiato, di creta, poi fango, muta nella propria forma, sentore che si allarga, si allaga a lato delle superfici, dei modelli da far cuocere e bruciare, rivoltata nella forma della propria vessazione, mentre tira dietro il caldo, pensata senza limiti, bestiale, mai pura, attaccata al centro di tutto, di tutti, oscillando, nel farmaco che la rovina, che continuerà a rovinarla, il fiume acido dello stomaco che tratta di anomalie ristabilite, annullate, rese impotenti.
martedì 5 giugno 2012
questioni laterali (2009)
venerdì 20 aprile 2012
classi di resistenza ed altro (prose 2012, fino ad ora)
per chi vuole. per chi non vuole, sappia che ha ragione.
http://eexxiitt.blogspot.it/2012/02/db-per-eexxiitt-autolisi.html (autolìsi)
http://eexxiitt.blogspot.it/2012/03/db-per-eexxiitt-li-sotto-anche-2012.html (lì sotto, anche:)
http://plandeclivage.blogspot.it/2012/03/li-sotto-anche-seconda-vista.html (lì sotto, anche: seconda vista)
http://plandeclivage.blogspot.it/2012/03/classi-di-resistenza.html (acque di impasto)
http://plandeclivage.blogspot.it/2012/04/classi-di-resistenza.html (acque di vegetazione)
http://plandeclivage.blogspot.it/2012/04/classi-di-resistenza_19.html (acque di balneazione)
d.b.
giovedì 19 aprile 2012
classi di resistenza
acque di balneazione
domenica 25 marzo 2012
monsieur dice: disponetevi in tre file da cinque persone. voi quattro là in fondo, licenziati.
0.0.
sabato 17 dicembre 2011
la bouche en zéro
giovedì 24 novembre 2011
revival delle automazioni
mercoledì 23 novembre 2011
reposting: arsemicosis 4 (la superstition scientiste : 0. le thermomètre, per forza di cose, HGH 2011)
lunedì 14 novembre 2011
disfatta (/i) di canne
giovedì 8 settembre 2011
piano-soppressione (sequenza)
giovedì 11 agosto 2011
lo hanno preso
e allora è così che lo hanno preso, fermo, preso, mentre le gambe sporgevano in avanti, preso mentre era fermo, con gli occhi fuori dalla propria sede naturale, e cioè in fuori, all'esterno, invece la lingua indietro, retroflessa, i muscoli delle gambe che sbattono e sbattono senza soluzione, ed erano tutti in preda a, vari stati emotivi si fanno largo quando ci sono fenomeni di questa entità, e allora si è deciso che lo hanno preso, fermo, preso, mentre il muscolo al centro dell'inquadratura si allarga, sbatteva anche lui, e c'è poco, c'è poco da fare in quei frangenti, così una pastiglia sotto la lingua, in seguito lo hanno preso di nuovo, lo hanno preso mentre stava per sfuggirgli, fermo, al telefono, mentre attraversava, lo hanno preso mentre attraversava, in quel momento si è visto riflesso nello specchio, arriva la volante, lui prende e se ne va, il giornale sotto il braccio che gli cade, ma lo hanno preso, fermo, preso, perché quando si fanno errori è difficile porvi rimedio, o almeno non è possibile farlo subito, dicono che è stata comunque una bella giornata, ed è così che lo hanno preso, davvero, lo hanno preso, dopo aver preso una decisione tutti insieme, quella di prenderlo insomma, c'è stato un po' di parapiglia, erano vicini al fallimento di un'impresa condotta sul canone alterato delle cose, e così, dicevano, lo abbiamo preso, fermo, preso, con gli occhi sbarrati, le manette ai polsi, la valigetta altrove, sfuggita alla vista, e così si sono detti lo abbiamo preso, preso, fermo, magari congratulandosi anche se l'inseguimento non ha avuto luogo, da seguire c'è un corpo soltanto, si sporge da un parapetto, guarda, gesticola, muove la lingua, la muove in maniera circolare, si attarda a fare cenni, ma noi lo abbiamo preso, si dicono, mi hanno detto, preso, ora è il momento buono, possiamo correggere tutto quanto, o forse no, abbiamo ancora un po' di tempo per, tentiamo di dirvi qualcosa, di narrare ma, è complicato, bisognerebbe rifare tutto e invece no, non abbiamo gli strumenti adeguati, non è solo banale sovrapposizione, ma attaccarsi alle parole, anche se fanno filtro alle dinamiche aziendali, ai balconi in violazione delle norme, con un piano di calpestìo dove si trovano le cose perse, tutte le cose finalmente dimenticate, magari per l'edificazione coatta che non può avere un posto nell'etica di impresa, e allora si cerca di tenere il ritmo, di battere a macchina insistentemente, anche se di macchina non se ne parla più, rimane solo il rumore dei tasti, quello è simile, e più, sempre più, con maggiore competenza, gusto, empatia di quelle mai davvero possedute, sperimentate, si cerca di dirvi che lo abbiamo preso, fermo, preso, fermo, mentre i tasti, il loro rumore si risolve in sforzo di abitudine, mal di schiena, errori di battitura che devono rimanere, anche se non così, e fornire un piano nascosto ma ben leggibile, i secondi fini che sono sempre i primi, per mantenere il ritmo, la velocità di crociera, il sincopato dello slancio per cui possiamo dirvi che una volta, a dire il vero tanti anni fa, lo abbiamo preso, qualcosa di tutto quello che diciamo potrebbe andare in porto nei prossimi mesi, forse il dolore è solo un sintomo e non è radicale, costitutivo della vita, e così lo abbiamo preso, preso, in bene o in male preso, prima che cedesse, prima che avanti il corpo sporgendosi, prima che definitivamente, avete capito, il corpo cedesse, che non fa quello che deve, cadesse il corpo e non apparisse più, una cosa del genere è successa tempo fa, è sempre successa e non riusciamo a darci pace, per l'amor del cielo, che non succeda più, e invece succede e succede ancora, non possiamo darvi il filtro per leggere tutto questo ma lo abbiamo preso, fermo, preso, con le mani sugli avambracci, preso prima che lo sfrigolìo dell'aria diventasse visibile, la metafora del sentirsi bruciare che si estende, si attiene alle linee ordinate del paesaggio, ma diventa elemento costitutivo, dirompente, e questo accade mentre stanno fermi, immobili, per dirgli ti saluto, ci sentiamo prima che tu vada, ma è così che possiamo dirlo di averlo preso, di averlo sottratto alla caduta, perché cadere no, non si può, non è ancora il momento di cadere.
lunedì 20 giugno 2011
rasura
dérobées; qui déjà, décontenancées par une lente oxydation,
et mortifiées par le retrait de la sève au profit
des fleurs e fruits, depuis les grosses chaleurs d’août
tenaient moins à eux."
I
- gli alberi si disfano in una sfera di nebbia, si flettono/coniugano, si declinano (lemme lemme lemma a lemma mano a mano meno a meno)
- (le spire dei morti sotto la lente, adulterate, a soqquadro, qq, logos)
- (scompaginate, le pire dei morti, buttate all'aria, rogo)
- e la radura non è forse questo diradarsi capovolto, dove a scemare sono le cose in prima persona, dove dalla nebbia si deducono, si decurtano le cose
- o ancor meglio questa sovrapposizione, poiché se la nebbia è davvero
- nebbia i margini si sfaldano e l'approssimazione non è più un difetto di calcolo ma un attributo, una proprietà delle cose stes(s)e?
- (se l'esistenza non è dunque un attributo logico ma davvero uno scontro a fari spenti, un sentiero bruscamente interrotto, il pathos - che solo successivamente si articola e predica in angst)
II
- è forse nel niflhel che si accorcia (si risolve?) la distanza tra "ist" e "seyn", dove a mischiarsi, a combinarsi sono: la finitezza e l'indefinitezza, la morte come tara e come veicolo di possibilità, il compasso e il kairos (la vaghezza, l'imprecisione che è una gamma, un'anticipazione dell'infinito),
- infine kenosis, lo svuotamento, il nucleo pneumatico delle cose, il pro-getto, la pressione che finalmente sfiata da un varco, la nebbia che si sprigiona dalle cose come il destino esala dal passato
- kenosis che è anche svestizione e investitura e lo è in corsivo amici a casa, ricorsivamente, nel decorso: deposizione dell'intelletto (habitus primorum principiorumm speculativorum), inadequatio rei et intellectus (un imbarazzo, un inconveniente - a momenti)
III
- (solo quel dio di malebranche, tanto indolenzito)
IV
- a tamponare la falla interviene questa nebbia ampia, additiva, così affine all'acqua (cfr. mania di occupare tutto lo spazio)
- (non fosse che l'acqua deforma le cose e in certa misura le svergogna, mentre la nebbia quasi le nasconde, le custodisce).
- l'angoscia è sì una prima,
- diffusa articolazione del dolore (che ha sempre un soggetto, sub-iectum, e cioè una vittima), forse il balbettìo ultimo e fondante
- comunque voce tremante nella notte - ! voce, non parola !
- lo stadio seguente non è certo
- la paura (resta il soggetto e si aggiunge l'oggetto, di volta in volta ben definito ma contingente), bensì la malinconia
- mal-iconia | un male iconico, originale, un totem
- altro non è se non la trascrizione di: lo sbilenco tratto della morte, la sua stesura, il suo schieramento sintattico.
- l'angoscia non può restare equanime,
- a un certo punto l'uniformità si irrobustisce, compatta, inventa un volume, un corpo,
- si indirizza verso la morte, che è come l'allegoria terminale, il bando(lo) della matassa
- una dialettica rettilinea. non il circuito dell'eterno ritorno, non la verità ricurva, genuflessa quasi, uncinata di nietzsche
- nella morte si raduna la condensa dell'angoscia, prende forma
- restituire qualcosa da un angolo all'altro della stanza, rimpallarsi gli occhi murati, le orbite (o anche una sola - un'orbita sola, ellittica)
- qui
- si apre il vero e proprio campo di battaglia tra il niente e l'ente, tra esente e essente.
- l'ente è cosa nota
- l'ente è riducibile all'essere tanto quanto è riducibile al niente
- forse l'ente non è riducibile, ma è l'unità minima
- allora riconducibile
- di più: l'ente si svela come tale tanto nella sua alterità dall'essere quanto in quella dal niente
- di più 2): non si capisce, dunque, se da questo scontro/incontro l'ente ne esce impegnato o esonerato
- (volevo dire anche dei tre momenti del tempo a partire dall'angoscia - chronos, aion, noia - o paraggi. non se ne fa nulla)
- io dico di no, dico esonerato. ad ogni buon conto