atriale: la soglia costituita che rimane separata. andare via dalla terra. si riferisce a uno
spazio o una camera. è un vestibolo che allaccia zone lontane, dispari nei corpi,
caverne. è una finzione, ma decidono per la prima carica. per dire del
cervello, e della stanza di raccolta del sangue. nel cuore esiste una regione
laterale. vi si entra da un portale e si è nel cuore del
sangue. applicano il gel. prima bisogna stare sulla soglia di una fibrillazione. per sempre separati da ciò che si era. non si riferisce più di spazi, o camere, di collegamenti ad aree remote, di corpi che si fanno dispari. impostano il timer. è una finzione. stanno nei corridoi. prima carica a duecento. vale a dire quanto vale per il cervello, e la raccolta locale, sangue, cuore, mano: il portale è lì, si entra, dopo la sala, ed è nel sangue del cuore. rimangono in
contrasto, nel ventricolo in cui si perde il corpo. la parete è rimasta violentemente sottile.
partenza dalla terra. per i pesci è diventato semplice, tutto va dall’atrio, si ferma nel ventricolo,
abita le camere cardiache, arredate. nessuno ha mai pensato di curarli. i vertebrati si
animano, restano anatomici, abitano locali a tre o quattro stanze, atrii
circolari del sangue che completano un ciclo, ne iniziano uno nuovo. nel contrasto del ventricolo il corpo perde. non funziona. la parete resta inarrivabile, permette il sangue al cuore. ci sono almeno due sostanze, due parti che non si spostano. carica di nuovo. è una finzione. libera.
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lunedì 30 luglio 2012
lunedì 4 giugno 2012
sequenze arbitrarie
v. che non rimanga. v. che non rimanga nessuna. v. che nessuna delle volte mi si dica. v. che non mi si dica di girarmi. v. che nessuna delle voglie. vedo, so guardarmi intorno abbastanza per capire che non è semplice. v. che non ci sia alcuna volta al di fuori di quella in cui dirò basta. v. che si possano manipolare gli oggetti fino a cambiarne la forma. v. usare un pettine, lo spazzolino da denti, un fiammifero, una spilla, muovendoli per scarti bassi, poi in alto, di lato. v. che nulla del mio caso risulti inverificato. v. che il mio caso non sia solo un caso ma si inizi a pensare anche a cose del tipo: come sta? questa mattina ce la fa, ad alzarsi? v. che risulti più semplice accorgersi di tutto, non solo di questo. v. che la parola voglio risulti censurata, appesa a un punto. v. che la parola voglio che è un'erba e che non cresce nel giardino di r, t, m, v, g, g. v. che loro non lo sappiano soltanto guardandomi il volto. v. che sembri facile capire l'espressione. v. che l'espressione non abbia mai più a che fare con la parola scritta, ma soltanto con i volti, le mimiche e le rotazioni degli occhi. v. che il resto prenda un moto percussivo, centrifugo, si allontani infranto da quest'ordine. v. che le abrasioni sui gomiti spariscano. v. che le abrasioni significhino altro, si allontanino dalle sequenze di azioni e di cose imposte da un'allergia o una sindrome nervosa. v. che le accelerazioni delle macchine si sviluppino tutte nei primi venti centimetri di corsa, per poi svanire e lasciare il guidatore, gli occupanti sconvolti, finalmente resi ridicoli, ma scagionati. v. che si verifichino l'inserimento e la rimozione del pensiero nello spazio di una decina di secondi, nel tempo di uscita da un abitacolo in fiamme. v. accendere una candela, confezionare un pacco. v. manifestarti il mio disappunto con un gesto intransitivo, senza l'uso di oggetti, ordini o imitazioni. v. fare un segno che assomigli a quello della croce senza attirarmi il laico che benpensa o il religioso che malpensa o il medio che mediopensa e che ricambia con l'unico dito che riesce a usare. v. che i gesti militari e fascisti siano fuori dal mio campo visivo. v. che i militari e i fascisti stiano per sempre al di fuori del mio campo visivo. v. che v. e non p. v. dire addio, stirare, piantare un chiodo, scavare, incrociare le dita, formare un numero col movimento delle mani le mani. v. eseguire sequenze arbitrarie. v. eseguire gesti di contrasto con il corpo indebolito, gancio e montante. v. che possa essere la scrittura a determinare l'umore. no, non è vero, non lo v. v. che qualcuno prenda, faccia un dettato, disegni qualcosa di spontaneo con una forma triangolare, nella sabbia. v. che si parli di rami per creare ponti, sale d'attesa. v. non risultare troppo ridicolo. v. riprodurre una sequenza che solo così posso tenere a mente: linea, punto, curva, quadrato, spezzata, curva, linea, spezzata, abisso. v. che non esistano mai più foto in cui ci sono. v. che non esistano mai più foto in cui ci sia il mio nome, dietro la foto o apposto fra le linee del volto. v., se questo si può volere, se si può volere che qualcosa non esista.
giovedì 31 maggio 2012
centotrenta
0. dovrebbe andare da uno specialista, da uno bravo.
1. è la stessa frase, non sa di chi, ci pensa. sembra quasi che sua moglie e il medico siano d’accordo.
1. sembra quasi che sua moglie e il medico, da come si guardano.
1. tutti e due dicono che, con il mal di schiena, fare una lastra non sempre serve per davvero. per negligenza o per compiacenza al dottore, per senso comune, il passo precedente alla censura.
1. nelle dinamiche di coppia pare sia lo stesso. con qualche esame in più potrebbe verificare se lo spazio fra le vertebre si sviluppa seguendo l’estendersi dei giorni o delle notti. se il midollo si sfilaccia come i matrimoni che non vanno bene, per torsioni, tiri alla fune e lussazioni.
1. dagli esami fatti finora pare che il divario sia lo stesso che intercorre fra il suo corpo e quello di sua moglie, nel matrimoniale, nel sonno come nella veglia che lo precede, o nel momento stesso del risveglio.
1. il materasso si incurva nel centro per la distanza fra i due coniugi.
2. sa già che il suo medico non gli consiglierebbe mai la terapia di
coppia, nemmeno un antidolorifico per la
pena che gli fa: gli direbbe di aspettare.
sa già che il suo medico non sarebbe in grado di consigliargli nulla, e a
quel punto, dopo mesi e mesi di infruttuosa attesa in linea, andrebbe a
constatare l’esistenza di un problema maggiore.
3. dicono che il mal di schiena a volte è controproducente, o almeno non
sempre. ma che non ne valga davvero la pena. il suo caso non porta segni di
complicazioni. il medico pensa che sia del tutto normale. che una cosa del
genere accada più o meno a tutti è sicuro.
5. lo specialista, quello bravo, rimane sempre negli ammonimenti, nella cartella clinica.
5. lo specialista, quello bravo, rimane sempre negli ammonimenti, nella cartella clinica.
8. al risveglio pensa a questo, forse un po' per il collo dolorante o per la
spossatezza o per il braccio destro e il suo eludere il controllo del corpo. è
un qualcosa che lo accompagna nei primi centotrenta secondi del mattino,
contati uno per uno, un giorno dopo l'altro all'inizio, poi basta, mandati a
memoria e richiamati a mente dagli scatti irriflessi degli arti.
8. mandati a mente più volte, ricordando i più particolari.
8. nel corso della notte si sorprende più volte, nei rari momenti di veglia, in posizioni sempre differenti. quando si tratta di alzarsi, però, ritrova se stesso al punto di interruzione della veglia, quando i sintomi del corpo che riprende conoscenza sono dominati dalla dispnea.
8. mandati a mente più volte, ricordando i più particolari.
8. nel corso della notte si sorprende più volte, nei rari momenti di veglia, in posizioni sempre differenti. quando si tratta di alzarsi, però, ritrova se stesso al punto di interruzione della veglia, quando i sintomi del corpo che riprende conoscenza sono dominati dalla dispnea.
8. la riduzione del respiro, una postura raggomitolata, quasi fetale, il corpo rannicchiato in una porzione infinitesima di spazio, e di nuovo questa dispnea che si rende sensibile, restringendo lo spazio di estensione del corpo, così minimo anche in un letto a due piazze come il suo.
13. succede a tutti ogni tanto, gli ha detto il medico. certo, non così di
frequente, non con l'esatta ripetizione dei sintomi. pensa, o almeno ha
iniziato a pensare, che sia normale, che succeda a tutti e allora perché no,
perché non dovrebbe esserlo anche per lui.
prende lentamente il braccio e lo muove verso l’alto: dal gomito avverte la
pressione delle dita, mentre il formicolìo spinge la mano a un tentativo di
rianimazione. lo lascia andare e questo ricade sul letto, con un rumore secco, un
movimento di rimbalzo.
21. l'assenza di riflessi, l'indifferenza del gesto lo fanno sembrare esattamente un morto. la cosa lo lascia perplesso, mentre scorrono in mente le precauzioni che più e più volte ha creduto bene di non dover osservare.
21. non lo faccia, le avevo già detto di non farlo, potrebbe farsi del male da solo, senza accorgersene.
21. il suo medico non gli consiglierebbe mai di farsi curare.
34. pensa a cosa fare. come fare se trovarsi nell'ultimo mese dell'anno vuol
dire soltanto l'apparire del giorno in una guaina di luce, o meglio nello
spazio circoscritto, centripeta del mal di testa.
come fare se le prime immagini impresse dalla retina sono quelle delle
tende arruffate, le volte piatte, a spigoli, i muri sfatti, i soffitti che per
qualche minuto tornano bordi di strade trafficate, la pulsazione esterna delle
nuvole a banchi, la sterilità delle pareti.
34. le palme delle mani. il cranio come un alone di sporco e di fastidio.
55. un odore che prende alla testa, che sale negli spazi assieme alla biancheria.
55. la netta sensazione di non essersi ancora lavati.
55. come fare se la casa, alla mattina, somiglia ad un assedio, muove il ritorno alla coscienza per soprassalti, simula il disagio di una rasatura scomoda agli angoli della bocca, riceve in maniera distratta ed esclusiva l'identica noia personale del giorno precedente.
55. si alza e sa che dal lato sinistro troverà le scarpe, da quello destro il telefono appoggiato sul lato destro della testata, sulla mensola, in alto. è un bene.
89. il fiato rimane corto, riempie il mattino di angoli mentre svolta e svolta
nelle percorrenze che lo faranno arrivare incolume in stazione.
89. pensa che il fiato corto rende attentamente le geometrie del giorno, da quelle immobili a quelle personali: forme miste, temprate dalle docce, i nuclei terrosi e incandescenti a lato delle banchine, i pendolari vicino alla fontanella davanti alla stazione.
89. pensa che il fiato corto rende attentamente le geometrie del giorno, da quelle immobili a quelle personali: forme miste, temprate dalle docce, i nuclei terrosi e incandescenti a lato delle banchine, i pendolari vicino alla fontanella davanti alla stazione.
89. la doccia che diventa un loculo d'acqua, quotidiano come il quotidiano, che non esiste, e che eppure siede alla destra del padre, umano come noi da qui alle proprie divergenze.
89. oggi è un terminale: ogni stanza, ogni stazione, sala operatoria: chi viaggia, chi sale sul primo treno disponibile.
89. tutto sarà sempre una presenza anestetica al proprio compimento ultimativo, una catena di montaggio vertebrata al dolore sordo del silenzio.
89. può alzare il velo.
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